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La Commissione per gli Interpelli è un organismo che risponde a quesiti sull’utilizzo delle procedure standardizzate per la valutazione dei rischi.

Questo strumento, utilizzabile dall’1 giugno 2013, si rivela assai utile in quanto nella normativa esistono ancora elementi da chiarire, pertanto i quesiti di ordine generale sull’applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro possono essere inoltrati alla Commissione, esclusivamente tramite posta elettronica all’indirizzo interpellosicurezza@lavoro.gov.it da parte degli organismi associativi a rilevanza nazionale degli enti territoriali e dagli enti pubblici nazionali, nonché dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e dai consigli nazionali degli ordini o collegi professionali.

Vogliamo soffermarci sull’Interpello n. 14/2013 relativa ad un quesito sui “Limiti di utilizzo delle procedure standardizzate” sottoposto dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
Quest’ultimo ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere della Commissione in merito al possibile “utilizzo delle procedure standardizzate per le aziende che occupano fino a 50 lavoratori, il cui rischio chimico sia risultato “basso per la sicurezza e irrilevante per la salute dei lavoratori” e il cui rischio biologico sia risultato “non evidenzia rischi per la salute dei lavoratori”.
Inoltre si chiede se le imprese con tali caratteristiche non debbano utilizzare le procedure standardizzate, oppure se vi siano esclusioni per alcune attività lavorative, ad esempio istituti di istruzione, uffici in genere, ecc., per le quali sia comunque consentita la valutazione dei rischi utilizzando le procedure standardizzate.

La Commisione per gli Interpelli si è espressa il 24 ottobre 2013, ricordando che l'articolo 224, comma 2, del D.Lgs. n. 81/2008 e successive modifiche e integrazioni

“prevede che se i risultati della valutazione dei rischi dimostrano che, in relazione al tipo e alle quantità di un agente chimico pericoloso e alle modalità e frequenza di esposizione a tale agente presente sul luogo di lavoro, vi é solo un rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute dei lavoratori e che le misure di cui al comma 1 sono sufficienti a ridurre il rischio, non si applicano le disposizioni degli articoli 225, 226, 229, 230” (art. 225: Misure specifiche di protezione e prevenzione; art. 226: Disposizioni in caso di incidenti o di emergenze; art. 229: Sorveglianza sanitaria; art. 230: Cartelle sanitarie e di rischio).

Dunque, quando a seguito della valutazione “risulta che in azienda non si svolgono attività che espongono i lavoratori al rischio chimico (vedi art. 29, comma 7, lett. b) D.Lgs. n. 81/2008), il datore di lavoro di un'impresa che occupa fino a 50 lavoratori può adottare le procedure standardizzate di cui all'art. 6, comma 8, lett. f., del D.Lgs. n. 81/2008”.
La considerazione, in relazione all'analogia delle disposizioni di riferimento (vedi art. 271, comma 4, D.Lgs. n. 81/2008), vale anche per il rischio biologico.

Risulta chiaro che “qualora dall'esito della valutazione dei rischi non ricorrano le condizioni di mancata esposizione appena richiamate, non sarà possibile utilizzare le procedure standardizzate”.

Per leggere l’interpello completo, cliccate qui.

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