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A dare l’ennesimo allarme sulla situazione degli edifici scolastici è il rapporto “Ecosistema scuola” di Legambiente. Secondo questo studio, infatti, il 37% delle strutture necessita di manutenzione urgente, e il 40% è privo del certificato di agibilità, il 38% si trova in aree a rischio sismico e il 60% non ha il certificato di prevenzione incendi. Le province virtuose sono appena tre: Trento, Prato e Piacenza, mentre Roma è ancora priva di un censimento ufficiale.

Nel rapporto sono stati presi in esame, in totale, 5.301 edifici. Di questi, circa il 62% è stato costruito prima del 1974, mentre soltanto il 4,8% è stato costruito tra il 2001 e il 2002.
Appena lo 0,6% risulta edificato con criteri di bioedilizia: i comuni che hanno deciso di investire in questo settore sono soltanto dodici.
A preoccupare è anche un altro dato: appena il 9% delle scuole è stato costruito con criteri antisismici, e la verifica di vulnerabilità sismica è stata realizzata solo sul 27% degli edifici. Nei comuni a rischio sismico e idrogeologico solo il 21% degli edifici ha compiuto la verifica di tenuta delle strutture.

Questi dati appaiono ancor più preoccupanti nei giorni in cui vengono pubblicate le motivazioni della sentenza del processo di secondo grado per il crollo del controsoffitto del Liceo Darwin di Rivoli, che ha visto la condanna degli RSPP della scuola. Il ruolo dell’RSPP è quindi sempre più interessato da coinvolgimenti anche penali, nel caso in cui si verifichino incidenti ed infortuni.

Alla luce delle recenti sentenze, infatti, l’RSPP diventa, in tutte le aziende pubbliche e private, il “coordinatore” delle attività in materia di salute e sicurezza, anche se sovente non vengono corrisposte chiare funzioni, deleghe e/o risorse.
Nel mondo della scuola, ad esempio, l’RSPP, coadiuvato dagli ASPP, viene coinvolto professionalmente nelle vicende inerenti la salute e la sicurezza di docenti, studenti e collaboratori ben oltre, e con risvolti anche penalmente rilevanti, agli incarichi generalmente  assegnati.

A tal proposito, la Corte ha totalmente ribaltato la sentenza emessa nel processo di primo grado, nel quale era stata condannata solo una delle sette persone imputate (tre funzionari ed un tecnico della Provincia di Torino, Ente proprietario responsabile dell'adeguamento e della manutenzione dell'edificio scolastico, e tre dei cinque RSPP) che a partire dal 2000 si sono succeduti nell'attività di consulenza in tema di sicurezza ai vari Dirigenti Scolastici di volta in volta incaricati alla direzione del Liceo Darwin.

Infatti, il Giudice aveva ritenuto colpevole solo il funzionario tecnico della Provincia di Torino, che negli anni '80 aveva diretto i lavori di ristrutturazione per trasformare in scuola l'originario Convitto ecclesiastico (a suo tempo manutenuto e gestito dalla Curia di Torino), mentre aveva ritenuto gli altri 6 imputati totalmente estranei ai fatti.

Nel processo di secondo grado, invece, è stata confermata la condanna del primo funzionario, a cui si è aggiunta quella degli altri due funzionari della Provincia e dei tre RSPP, mentre è stato assolto il tecnico della Provincia che si occupava direttamente dei sopralluoghi e della manutenzione dell'edificio scolastico.  In sostanza, dal punto di vista dei titoli di studio, sono stati condannati tre architetti dell'Ente proprietario e un architetto docente interno, e due ingegneri consulenti esterni del Servizio di Prevenzione e Protezione del Liceo Darwin, mentre è stato assolto un geometra dell'Ente proprietario.

Nelle motivazioni della sentenza troviamo infatti scritto che “Dal 1984 al 2008, se si fosse verificato lo stato di quel contro soffitto, conoscibile, ispezionabile e monitorabile, con il sovrastante vano tecnico, ben si sarebbero potute evidenziare, valutare e fronteggiare le sue gravi anomalie, come sarebbe stato obbligo degli imputati, nei rispettivi ambiti, in quanto tutti gravati dall’obbligo della preliminare, adeguata valutazione dei rischi (...)”.

Controllare il controsoffitto che sovrastava l’aula della 4G del Liceo Darwin era quindi “(…) un obbligo” per chi doveva garantire la sicurezza nella scuola. Ma di quel controsoffitto i sei imputati condannati in appello lo scorso ottobre “(…) ne ignoravano l’esistenza: e ciò che non si conosce è, e non può che essere insicuro, e continuare a esserlo”. Gli imputati risulterebbero quindi colpevoli “(…) di un’omessa valutazione dei rischi, frutto anche di carenze organizzative dell’Ente”.

Secondo i giudici, quindi, era doveroso andare a controllare il controsoffitto, “(…) conoscibile, ispezionabile e monitorabile: ben si sarebbero potute evidenziare, valutare e fronteggiare le sue gravi anomalie, come sarebbe stato obbligo degli imputati, nei rispettivi ambiti, in quanto tutti gravati dall’obbligo della preliminare, adeguata valutazione dei rischi”.

Numerose le critiche alla sentenza di primo grado, di cui si sottolineano “(…) evidenti e immotivate contraddizioni”. Un errore è, secondo i giudici, affermare che non ci sarebbe stato alcun segno premonitore di dissesto del controsoffitto: fatto impossibile da dimostrare, se nessuno è mai andato a controllare.
Queste inadempienze hanno quindi portato a condanne comprese tra i 2 anni e 2 mesi e 3 anni e 4 mesi, per i funzionari della Provincia Sergio Moro ed Enrico Marzilli e per i RSPP Diego Sigot, Fulvio Trucano e Paolo Pieri.

I giudici d’appello spiegano anche perché non hanno concesso le attenuanti generiche: “La tragedia ha avuto conseguenze terribili: un giovane studente ha perso la vita, un altro ha riportato lesioni gravissime permanenti”. E aggiungono: “Da nessuno degli imputati, nel giudizio di appello, è stato manifestato un minimo accento di turbamento per la vicenda e per le conseguenze”.

Le parole dei giudici permettono di comprendere, in parte, per quale motivo gli RSPP non siano stati considerati estranei ai fatti come i Dirigenti scolastici (individuati dal Ministero dell'Istruzione come Datori di Lavoro), ma bensì siano stati condannati insieme ai tecnici responsabili del controllo, dell'adeguamento e della manutenzione dell'edificio scolastico.

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