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DEFINIZIONE DI RIFIUTO PERICOLOSO

Il Testo Unico Ambientale, all’art. 183 comma 1, lett b) afferma che un rifiuto deve essere considerato pericoloso quando presenti una o più delle caratteristiche di pericolosità indicante nell’Allegato I alla parte IV del D.Lgs. 152/2006, il quale individua le classi di pericolosità H1 esplosivo a H14 ecotossico.
L’introduzione del D.Lgs. 205/2010, ed in particolare l’articolo 39 comma 5 ha sostituito gli allegati D e I della parte IV del D.Lgs. 152/2006, e di conseguenza , a far data dal 25 Dicembre 2010, ossia dalla data di entrata in vigore del D.Lgs. 205/2010, è divenuta obbligatoria la valutazione della ecotossicità nella classificazione dei rifiuti.

Se si considera il punto 5 dell’Allegato D alla parte IV del D.Lgs. 152/2006, come modificato dall’art. 3 comma 6 della legge n.24 marzo 2012 n.28 un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze pericolose, è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni, tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato I…(omissis)

ADR

L'ADR è l'acronimo di “Accord Dangereuses Route”, ed è stato firmato a Ginevra nel 1957 e ratificato in Italia con legge 12 agosto 1962 n.1839. L'ADR è esplicitamente richiamato dalle seguenti norme:

  • Dalle norme tecniche sul trasporto  vigenti ai sensi dell'art 57, comma 1, del D.Lgs 22/97
  • Dall'art 15 del D.Lgs 22/97 riguardante il formulario di identificazione dei rifiuti
  • Dal D.M. 145/98, concernente il regolamento recante la definizione del modello e dei contenuti del formulario
  • Dall'art 13 del D.M. 406/98
  • Dal Regolamento 259/93 -  Spedizioni transfrontaliere

L'Unione Europea, con direttiva 94/55/CEE recepita con D.M. 4 settembre 1996, ha reso obbligatoria dal 1 gennaio 1997 l'applicazione dei contenuti degli allegati tecnici dell'accordo anche ai trasporti interni: ADR 2003: D.M. 2 settembre 2003.

Essendo presenti più regolamenti, ognuno di essi fornisce una definizione di rifiuto:

  • Decreto Legislativo 22/96 definisce rifiuto: “qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di sdisfarsi”
  • L'ADR definisce rifiuti: “materie, soluzioni, miscele od oggetti che non possono essere utilizzati tal quali, ma che sono trasportati per essere trattati, smaltiti in discarica o eliminati mediante incenerimento o con altro metodo”

Non è sufficiente che il rifiuto sia classificato pericoloso ai sensi del D. Lgs 22/97 per rientrare nel campo di applicazione dell'ADR. Allo stesso modo, un rifiuto classificato non pericolo ai sensi della normativa sui rifiuti può essere sottoposto alle prescrizioni previste dall'ADR.

CLASSIFICAZIONE DI RIFIUTO PERICOLOSO

L'articolo 1, comma 1, lettera a della Direttiva 442/75/CEE, modificata con Direttiva 91/156/CE, relativa ai rifiuti, prevede l'istituzione di un elenco dei rifiuti. L'articolo 1, comma 4, trttando della direttiva 91/689/CEE relativa ai rifiuti pericolosi, prevede l'istituzione di un elenco di rifiuti pericolosi. Ai fini della compilazione di tale elenco si deve tener conto dell'origine e della composizione dei rifiuti, ed eventualmente dei valori limite di concentrazione ed i rifiuti medesimi devono avere almeno una delle caratteristiche di pericolo elencate nell'allegato III della Direttiva medesima.

Il Codice Europeo dei rifiuti è stato sottoposto a revisione, a seguito della quale è stata emanata la decisione della Commissione 2000/532/CEE che ha istituito il Nuovo Elenco Europeo dei Rifiuti (Elenco Unico) ed ha abrogato le decisioni n. 94/3/CE e 94/904/CE. La decisione 2000/532/CEE è stata modificata con decisioni della Commissione 2001/118/CEE e 2001/119/CE e del Consiglio 2001/573/CE e si applica dal 1 gennaio 2002.

La classificazione di pericolosità viene definita assegnando al prodotto una sigla da H1 a H14.

  • H1: Esplosivo
  • H2: Comburente
  • H3-A: Facilmente infiammabile
  • H3-B: Infiammabile
  • H4: Irritante
  • H5: Nocivo
  • H6: Corrosivo
  • H7: Cancerogeno
  • H8: Corrosivo
  • H9: Infettivo
  • H10: Teratogeno
  • H11: Mutageno
  • H12: Sostanze o preparati che, a contatto con l'acqua, l'aria o un acido, srigionano un gas tossico o molto tossico
  • H13: Sostanze e preparati suscettibili, dopo l'eliminazione, di dare origine in qualche modo o un'altra sostanza, ad esempio ad un prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche sopra  elencate
  • H14: Ecotossico

I rifiuti possono essere classificati in base a due metodi:

  1. Criterio “Elencativo”: con la nuova disciplina i rifiuti pericolosi, sempre in base all'origine e alla composizione, sono contrassegnati con un asterisco all'interno di un medesimo elenco generale.
  2. Criterio del limite delle concentrazioni: qualora nell'elenco il rifiuto venga descritto con riferimento generico o specifico a sostanze pericolose, esso viene classificato come pericoloso se le sostanze raggiungono determinate concntrazioni, tali da conferire al rifiuto medesimo una o più caratteristiche di cui all'allegato III alla direttiva 91/689/CEE (Allegato I al D.Lgs 22/)7)

In tali casi, nell'elenco figureranno due voci (Le cosiddette “Voci a specchio”): una riferita al rifiuto che viene classificato pericoloso qualora vengano superati i limiti di concentrazione, l'altra a quello non pericoloso.

L'articolo 2 della decisione 2000/532/CE come modificata dalla decisione 118/2001/Ce stabilisce i limiti di concentrazione delle sostanze pericolose nei rifiuti relativamente alla caratteristiche di pericolo da H3 a H8, H 10 e H11 di cui al citato allegato III alla direttiva 91/689/CEE.

Per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14 la decisione 118/2001/CE non prevede alcuna specifica mancando i criteri di riferimento. Pertanto, tali ultime caratteristiche non devono essere prese in considerazione. Ai fini della classificazione di un rifiuto pericoloso si ritengono sufficienti le caratteristiche di pericolo per le quali sono state individuate le concentrazioni limite.

In due casi la decisione si scosta dalla normativa sulle sostanze e i preparati pericolosi:

  1. La caratteristica “sensibilizzante” di cui alla norme sulle sostanze e preparati pericolosi non ha equivalenti nell'allegato III alla direttiva 91/689/CE relativa ai rifiuti pericolosi. Pertanto al fine di contemplare tale caratteristica, dovrebbe essere modificata la medesima direttiva 91/689/CE.
  2. Le caratteristiche R50, R51, R54, R55, R56 e R67 sono comprese all'interno della definizione “tossico per l'ambiente” di cui alla direttiva 99/45/CE, che può essere considerata equivalente alla caratteristica “ecotossico” (H14) di cui allegato III alla direttiva 91/689/CE.

IL TRASPORTO DEI RIFIUTI E L'ADR

Al fine del trasporto, i rifiuti devono essere ulteriormente classificati ai sensi della normativa ADR qualora contengano materie pericolose in quantità tali da determinare la presenza di una o puù caratteristiche di pericolo riconducibili alla classi ADR.

L'ADR si compie di 17 articoli, di un protocollo d'intesa e di due allegati contenenti la normativa tecnica:

  • Allegato A: Disposizioni sule sostanze e sugli oggetti pericolosi (parti da 2 a 7);
  • Allegato B: Disposizioni sull'equipaggiamento e sulle modalità di trasporto (parti 8 e 9).
  • Parte 1: Definizioni e Responsabilità
  • Parte 2: Classificazione delle merci
  • Parte 3: Lista delle merci
  • Parte 4: Utilizzo imballaggi e cisterne
  • Parte 5: Etichette, marcature,documentazione
  • Parte 6: Costruzione imballaggi e cisterne
  • Parte 7: Condizioni di trasporto
  • Parte 8: Formazione requisiti operativi
  • Parte 9: Costruzione e approvazione dei veicoli

Le classi di pericolo per il trasporto su strada di merci o rifiuti pericolosi secondo l'ADR sono le seguenti:

  • Classe 1: Materie ed oggetti esplosivi;
  • Classe 2: Gas compressi, liquefatti o disciolti sotto pressione
  • Classe 3: Liquidi infiammabili;
  • Classe 4.1: Solidi infiammabili, materie autoreattive ad esplosivi solidi desensibilizzanti;
  • Classe 4.2: Materie soggette ad accensione spontanea;
  • Classe 4.3: Materie che, a contatto con l'acqua, sviluppano gas infiammabili;
  • Classe 5.1: Materie comburenti;
  • Classe 5.2: Perossidi organici;
  • Classe 6.1: Materie tossiche;
  • Classe 6.2: Materie infettanti;
  • Classe 7: Materiali radioattivi;
  • Classe 8: Materie corrosive;
  • Classe 9: Materie e oggetti pericolosi diversi.

E' evidente che i rischi considerati per il trasporto delle merci e dei rifiuti pericolosi sono associati a rischi “immediati” o comunque generalmente a breve termine. Le indicazioni di sicurezza per il trasporto ADR di una merce o di un rifiuto pericoloso sono relative principalmente alle condizioni di manipolazione in caso di evento accidentale durante il trasporto. Per esempio non viene considerato il rischio cancerogeno ai fini del trasporto ADR probabilmente perché si presume che in caso di evento accidentale l'esposizione non possa comportare dei rischi, in quanto di tipo occasionale.

La classe 9 è una classe residuale dove sono contenuti diversi rischi e le materie sono così suddivise:

  • M1: Materie che, inalate sotto forma di polvere, possono comportare un rischio per la salute;
  • M2: Materie ed apparecchi che, in caso di incendio, possono formare diossine;
  • M3: Materie sviluppanti vapori infiammabili;
  • M4: Pile a litio;
  • M5: Dispositivi di salvataggio;
  • M6-M8: Materie pericolose per l'ambiente;
  • M6: Materie pericolose per l'ambiente acquatico,liquide;
  • M7: Materie pericolose per l'ambiente acquatico, solide;
  • M8: Microrganismi e organismi geneticamente modificati;
  • M9: Materie trasportate a caldo, liquide;
  • M10: Materie trasportate a caldo, solide;
  • M11: Altre materie pericolose che non rientrano in nessun'altra classe.

COME CLASSIFICARE UNA MERCE O UN RIFIUTO

Parte 3: Lista delle merci (Tab. A). In questa lista si trovano una serie o gruppi di sostanze. Sono utilizzate le seguenti rubriche ONU:

  • A: Rubriche individuali per materie e oggetti ben definiti
  • B: Rubriche generiche per gruppi di materie o articoli ben definiti
  • C: Rubriche specifiche n.a.s. Relative ad un gruppo di materie od oggetti di particolare natura chimica o tecnica, non altrimenti specificate.
  • D: Rubriche generali n.a.s. Relative ad un gruppo di materie od oggetti con una o più caratteristiche di pericolosità nas.
  • Le ultime tre rubriche sono definite rubriche collettive.

INFORMAZIONI NECESSARIE PER IL TRASPORTO

  • Classe
  • Rischio sussidiario
  • Gruppi di imballaggio
  • Disposizioni speciali

Per classificare un rifiuto ai fini dell'ADR occorre verificare si il rifiuto medesimo è costituito da una materia nominalmente citata in una classe ADR, ovvero, trattandosi spesso di miscela o soluzione, non sia assimilabile ad una materia nominalmente citata

Se il rifiuto è assimilabile ad una materia della tabella nominativa dell'ADR (Tabella A – Cap 3.2) e a un gruppo di imballaggio, l'assegnazione avviene in relazione al suo grado di pericolo secondo i requisiti e i criteri di cui alla sottosezione 2.2.x1 delle varie classi.

Se invece il rifiuto non è assimilabile ad una materia nominalmente citata occorre fare riferimento alle rubriche collettive.

Recentemente è uscita la Circolare n. 1738 del 27/01/2014 “Approvazione di valvole ed altri equipaggiamenti di servizio, da utilizzare per le cisterne destinate al trasporto di merci pericolose (ad esclusione dei prodotti della classe 2 dell’ADR)”, per i quali nella tabella del punto 6.8.2.6.1 dell’ADR, è indicata una norma di riferimento.
Necessitano chiarimenti in merito alla modalità di assegnazione del numero di approvazione delle valvole ed altri equipaggiamento di servizio per i quali nella tabella del punto 6.8.2.6.1 dell’ADR è indicata una norma di riferimento. A tal riguardo, richiamando il quadro generale per le approvazioni delle cisterne di cui trattasi, come delineato dal DM 19 settembre 2005, si conferma che le valvole ed gli altri equipaggiamenti di servizio per i quali è richiesta una specifica approvazione sono da considerarsi quali componenti.
Pertanto, il numero di omologazione da attribuire è determinato con riferimento all’allegato IV del DM del 2 maggio 2001, n. 277 come modificato con DM 13 agosto 2004. Nello specific, si fa riferimento alla lettera D: componenti ed entità tecnica. Il rilascio dell’approvazione è subordinato alla verifica del sistema di controllo di conformità del processo produttivo e della conformità del prodotto al tipo omologato, con l’evidenza dell’attuazione, da parte del costruttore, delle prove di produzione previste dalle norme di riferimento.

La certificazione rilasciata deve contenere, oltre che le caratteristiche essenziali delle valvole o degli altri equipaggiamenti, i dati e il fac-simile in scala appropriata della marcatura apposta sulle valvole o sugli equipaggiamento di servizio dal costruttore.

La scheda tecnica della cisterna, da esibire a richiesta anche in sede di controlli e prove, deve contenere oltre ai dati identificativi degli equipaggiamenti anche gli estremi della loro approvazione comprensivo dell’identificazione del CPA.

In considerazione del fatto che al momento, per i componenti di cui trattasi, non sono state ancora rilasciate approvazioni, si consente sino al 30 giugno 2015 di procedere alle approvazioni delle cisterne di cui al DM 19 settembre 2005 secondo le procedure e le modalità in uso.

Le disposizioni della circolare appena citata si applicano al rilascio di nuove approvazioni di cisterne o rinnovi di approvazioni che comportano modifiche degli equipaggiamenti di cui trattasi, a far data dal 01 luglio 2015 salvo, ovviamente, richiesta di applicazione anticipata da parte del costruttore.

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