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Durante il Consiglio dei Ministri n.4 dello scorso 28 febbraio, il Governo ha approvato in esame definitivo, a seguito dell'acquisizione dei pareri prescritti, lo Schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali ad elevato potenziale inquinante (Industrial Emissions Directive) derivanti da attività energetiche, produzione e trasformazione di metalli, industria dei prodotti minerali, industria chimica, gestione rifiuti, allevamento di animali ecc., con la quale sono state riviste e refuse in un unico testo altre direttive sulla materia.
Sul decreto di recepimento della direttiva era recentemente arrivato anche il via libera dalle Regioni.

Il provvedimento implementa all'interno del Dlgs 152/2006 tutte le norme sulle emissioni industriali (con molte novità). Le sanzioni in materia di Aia sono più proporzionali e coordinate e i limiti più rigorosi per determinati grandi impianti di combustione.
In particolare, il provvedimento prevede l'integrazione, all'interno delle Parti IV (rifiuti) e V (aria) del "Codice ambientale", delle discipline relative all'incenerimento dei rifiuti e all'industria del titanio. Tali disposizioni si affiancheranno così alle norme sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (Ippc), sulle emissioni dei grandi impianti di combustione e sulle emissioni di composti organici volatili, già contenute nelle Parti II (Via-Vas-Ippc) e V (Aria) del Dlgs 152/2006, oggetto a loro volta di un corposo "restyling".

Restano escluse le attività di ricerca e sviluppo e le sperimentazioni di nuovi prodotti. Il provvedimento prevede obblighi fondamentali per le installazioni industriali, riordino delle competenze in materia di rilascio di autorizzazioni, disposizioni specifiche per alcune tipologie di impianti (di incenerimento, di coincenerimento di rifiuti, impianti che utilizzano solventi, ecc.), valori limite di emissione per i grandi impianti di combustione e sistema di ispezioni ambientali delle installazioni interessate e revisione di quello sanzionatorio per prevenire violazioni delle autorizzazioni.

La Direttiva 2010/75/UE nello specifico.
La presente direttiva integra la direttiva 2008/1/CE (detta «direttiva IPPC») e sei altre direttive in una sola direttiva sulle emissioni industriali.

Settori d’attività
Riguarda le attività industriali ad elevato potenziale inquinante, definite nell’allegato I della direttiva (attività energetiche, produzione e trasformazione dei metalli, industria dei prodotti minerali, industria chimica, gestione dei rifiuti, allevamento di animali, ecc.).

La direttiva contiene disposizioni particolari per i seguenti impianti:

  • impianti di combustione (≥ 50 MW);
  • impianti di incenerimento o di coincenerimento dei rifiuti;
  • taluni impianti e talune attività che utilizzano solventi organici;
  • installazioni che producono biossido di titanio.

La presente direttiva non si applica alle attività di ricerca, alle attività di sviluppo o alla sperimentazione di nuovi prodotti e processi.

Requisiti ambientali
Qualsiasi installazione industriale che si occupi delle attività enumerate nell’allegato I della direttiva deve rispettare determinati obblighi fondamentali:

  • adottare tutte le misure di prevenzione dell’inquinamento;
  • applicare le migliori tecniche disponibili (BAT);
  • non causare alcun fenomeno di inquinamento significativo;
  • limitare, riciclare o eliminare i rifiuti nella maniera meno inquinante possibile;
  • massimizzare l’efficienza energetica;
  • prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze;
  • ripristinare i siti al momento della cessazione definitiva delle attività.

Applicazione delle migliori tecniche disponibili
Gli impianti industriali devono utilizzare le BAT, vale a dire le tecniche più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso, sviluppate su una scala che ne consenta l’applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente attuabili nell’ambito del pertinente comparto industriale. La Commissione europea deve adottare le conclusioni sulle BAT contenenti i livelli di emissione associati alle BAT. Tali conclusioni serviranno come riferimento per stabilire le condizioni di autorizzazione.

Condizioni di autorizzazione
L’autorizzazione deve prevedere le misure necessarie per garantire il rispetto degli obblighi fondamentali dell’esercente e le norme di qualità ambientale. Tali misure includono almeno:

  • valori limite di emissione per le sostanze inquinanti;
  • disposizioni che garantiscono la protezione del suolo, delle acque e dell’atmosfera;
  • disposizioni per il controllo e la gestione dei rifiuti;
  • requisiti sulla metodologia di misurazione delle emissioni, la frequenza, la procedura di valutazione;
  • l’obbligo di comunicare all’autorità competente periodicamente ed almeno una volta l’anno i risultati del controllo;
  • disposizioni per la manutenzione e la verifica del suolo e delle acque sotterranee;
  • misure relative a circostanze (perdite, disfunzioni, arresti temporanei e arresto definitivo, ecc.);
  • disposizioni per ridurre al minimo l’inquinamento a grande distanza o attraverso le frontiere;
  • condizioni per valutare la conformità con i valori limite di emissione.

Disposizioni particolari
Disposizioni particolari si applicano agli impianti di combustione, alle installazioni di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti, alle installazioni che utilizzano solventi organici e alle installazioni che producono biossido di titanio.
I valori limite di emissione per i grandi impianti di combustione di cui all'allegato V della direttiva sono generalmente più severi rispetto a quelli della direttiva 2001/80/CE. Una certa flessibilità (piano nazionale transitorio, deroga limitata nel tempo) è introdotta per gli impianti esistenti.
Per le altre attività cui si applicano le disposizioni particolari sono state ampiamente mantenute le disposizioni delle direttive attuali.

Ispezioni ambientali
Gli Stati membri organizzano un sistema di ispezione ambientale delle installazioni interessate. Tutte le installazioni devono essere coperte da un piano di ispezione ambientale che va periodicamente riveduto e aggiornato.
Sulla base dei piani d’ispezione, l’autorità competente redige periodicamente i programmi delle ispezioni ordinarie comprendenti la frequenza delle visite in loco per i vari tipi di installazioni. Il periodo tra due visite in loco è basato su una valutazione sistematica dei rischi ambientali delle installazioni interessate e non supera un anno per le installazioni che presentano i rischi più elevati, e tre anni per le installazioni che presentano i rischi meno elevati.

Abrogazione
La direttiva 2010/75/UE sostituisce in via definitiva,

a partire dal 7 gennaio 2014:

  1. la direttiva 78/176/CEE relativa ai rifiuti provenienti dell'industria del biossido di titanio;
  2. la direttiva 82/883/CEE relativa alle modalità di vigilanza e di controllo degli ambienti interessati dagli scarichi dell'industria del biossido di titanio;
  3. la direttiva 92/112/CEE relativa alla riduzione dei rifiuti provenienti dall’industria del biossido di titanio;
  4. la direttiva 1999/13/CE relativa alla riduzione delle emissioni di composti organici volatili (COV);
  5. la direttiva 2000/76/CE sull’incenerimento dei rifiuti;
  6. la direttiva 2008/1/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento;

a partire dal 1° gennaio 2016:

  • la direttiva 2001/80/CE concernente la limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati dai grandi impianti di combustione.
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