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ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni rappresentano una fascia importante di lavoratori, che ha almeno il 50% di probabilità in più di subire un infortunio sul lavoro rispetto ai lavoratori con maggiore esperienza e anzianità.

In relazione a questi dati, tratti da una campagna lanciata nel 2006 dall’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, e nell’attuale difficile fase di elevata disoccupazione giovanile, il Settore Ricerca, Certificazione e Verifica - Dipartimento Processi Organizzativi dell’Inail ha realizzato un opuscolo dal titolo “Giovani, formazione e lavoro - Le tue opportunità, la tua sicurezza”.

Il documento, realizzato con un linguaggio leggero e immediato, è rivolto direttamente ai giovani per sollecitarli “(…) a guardarsi intorno, ad essere curiosi, a costruire il proprio futuro con un atteggiamento positivo”.
In particolare, nel capitolo relativo al lavoro vengono forniti strumenti di conoscenza e indicazioni, anche con riferimento al tema della sicurezza e delle buone prassi che vengono presentate nei diversi contesti lavorativi e nelle varie realtà territoriali.

Nel capitolo “Giovani e sicurezza sul lavoro” viene analizzato il dato che correla gli infortuni all’età: “(…) i lavoratori anziani si infortunano di meno perché, dalle interviste realizzate, sono più concentrati nell’attività e più coscienti dei fattori di rischio. È infatti importante sapere che nella prevenzione infortunistica non è solo la prestanza fisica a fare la differenza, ma la competenza e l’esperienza”.

Di fronte a questo dato, cosa fare? Va potenziato “(…) il coinvolgimento nel lavoro dei dipendenti con più esperienza, che devono affiancare i lavoratori più giovani, migliorando così anche il clima aziendale”.
In particolare, gli apprendisti “(…) si infortunano molto più spesso degli altri lavoratori; un giovane su tre ha un incidente sul lavoro durante l’apprendistato, è quindi estremamente importante prevenire l’insorgere ed il proliferare di questa piaga che, purtroppo, potrebbe incombere, come una silenziosa spada di Damocle”.

Purtroppo, continua il documento, “(…) il rischio di farsi male è maggiore per chi non ha esperienza, per chi è alle prese con un nuovo mestiere e per chi lavora in una nuova impresa”. Le insidie alla salute di un giovane lavoratore, nell’approccio con una nuova realtà lavorativa, “(…) potrebbero essere costituite dall’immaturità, ad esempio, dal punto di vista sia fisico sia psicologico, dalla mancanza di competenze e conoscenze, dalla mancata conoscenza della normativa di sicurezza”, dei diritti e delle responsabilità, dalla non attitudine a confrontarsi con altri lavoratori.

In questo senso, è importante il “(…) coinvolgimento di saggi anziani nell’affiancamento di giovani esuberanti, attraverso tutorship e mentoring” per aiutarli a trovare un significato motivazionale profondo nel lavoro, in quanto la prima buona pratica alla quale aspirare è proprio l’intelligenza coraggiosa di affrontare la questione salute sul lavoro.

Tuttavia, nelle aziende “(…) spesso accade che i datori di lavoro sottovalutino questa vulnerabilità e non forniscano la formazione, la supervisione e la salvaguardia necessaria”. A questo proposito, il documento, rivolto direttamente ai giovani, sottolinea alcuni punti:

  1. “hai il diritto di lavorare in modo sicuro e sano, di fare domande se qualcosa non ti è chiaro e di rifiutarti di svolgere eventuali attività pericolose;
  2. qual è dunque la prima e fondamentale disposizione d’animo che devi avere? Sicuramente è quella dell’ascolto. Devi ascoltare attentamente le istruzioni che ricevi, è poi importante che tu possa ‘trovare’ il tuo ritmo di lavoro perché l’infortunio avviene proprio quando si fanno le cose troppo in fretta;
  3. non devi dimenticare “che la consapevolezza dei tuoi diritti e dei rischi che devi affrontare è molto importante: un giovane lavoratore deve aspettare di essere adeguatamente istruito prima di tuffarsi in qualsiasi attività lavorativa”.

L’opuscolo si sofferma poi sul tema dei lavoratori temporanei, lavoratori che possono potenzialmente essere esposti a maggiori rischi perché meno informati e formati.
Spesso questi lavoratori hanno infatti “(…) meno controllo sull’ordine di esecuzione degli incarichi, sul ritmo e sui metodi di lavoro, sono sottoposti a pressioni più elevate e sono meno preparati a gestire i rischi presenti sul lavoro, mancata informazione che può essere causa di incidenti, talora fatali, sul luogo di lavoro. Questa tipologia di contratti riguarda soprattutto i giovani, ma non solo. Probabilmente è anche per questo che i lavoratori giovani, contro il comune pensare e le attese degli stessi ricercatori, si ammalano di più dei lavoratori anziani”.

Nel documento si fa cenno anche ai settori lavorativi a maggiore presenza giovanile, con particolare riferimento al settore alberghiero, il primo e più importante compartimento che vede un massiccio impiego di forza lavoro giovanile.
Nel settore alberghiero, della ristorazione e del catering vi sono alberghi, bar, pub, ristoranti, servizi di catering, ristorazione rapida da asporto, caffè e bistrot; in tale ambito lavorativo circa il 48% dei dipendenti ha meno di 35 anni.
Viene fatta anche una breve rassegna dei vari rischi a cui i giovani lavoratori sono soggetti. Ad esempio, si segnala che secondo alcune indagini condotte a livello comunitario e nazionale le attività pesanti dal punto di vista fisico (come il lavoro svolto assumendo posture scorrette, la manipolazione di carichi pesanti e le attività ripetitive) sono più frequenti tra i giovani lavoratori rispetto alla media della forza lavoro.

Infine, l’ultima parte del capitolo è dedicata alle buone prassi e alla cultura della sicurezza. Parlando di formazione ed istruzione in materia di SSL vengono citate le Buone Pratiche ENETOSH (European Network Education and Training in Occupational Safety and Health). Questa Rete europea parte dall’idea che la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro “(…) devono essere parte integrante dell’apprendimento durante tutta la vita” e per raggiungere questo obiettivo sono stati raccolti più di 300 esempi di buone pratiche, provenienti da 26 paesi. Ed è stato elaborato uno standard di qualità per i formatori e gli istruttori nell’ambito della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro.

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