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Sono state pubblicate dal Ministero del Lavoro le risposte a nove interpelli riguardanti la sicurezza sul lavoro. Tra i molti temi affrontanti, uno in particolare riguarda il mondo scolastico. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha avanzato istanza di interpello su alcuni quesiti:

  1. in quali casi gli allievi degli istituti di istruzione ed universitari e i partecipanti ai corsi di formazione professionale sono equiparati ai lavoratori e devono sottostare a quanto previsto dal D.Lgs. 81/08?
  2. quali sono i criteri di identificazione del Datore di lavoro, Dirigente e Preposto nelle scuole cattoliche?
  3. quali sono i criteri di identificazione degli enti bilaterali e organismi paritetici?
  4. quali sono i limiti dell’obbligo di informazione e formazione nel caso di docente non dipendente chiamato d’urgenza?

Analizziamo ora uno per uno i diversi punti.

Riguardo al primo quesito, ricordiamo che la stessa Commissione aveva risposto, poco meno di un anno fa, a un’altra istanza di interpello che riguardava studenti minorenni partecipanti a stage formativi. E come nell’interpello n. 1/2013, anche in questo caso viene richiamato l'art. 2 del D.Lgs. n. 81/2008.
L’articolo prevede che al lavoratore è equiparato “(…) l'allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l'allievo sia effettivamente applicato alla strumentazioni o ai laboratori in questione”.
La Commissione sottolinea poi che “in attesa dell'emanazione del decreto di cui all'art. 3, comma 2, del D.Lgs. n. 81/2008, l'equiparazione dell'alunno al lavoratore deve intendersi nei termini fissati dal decreto ministeriale 29 settembre 1998, n. 382, “Regolamento recante norme per l 'individuazione delle particolari esigenze degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado”.
Premesso ciò, se il D.Lgs. n. 81/2008 equipara ai lavoratori gli allievi degli istituti di istruzione e universitari e i partecipanti ai corsi di formazione professionale (unicamente nei casi e per il tempo in cui “(…) si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le attrezzature munite di videoterminali”):

  • da un lato “(…) si esclude l'applicazione delle norme specifiche di salute e sicurezza sul lavoro in tutti i periodi ed in tutti i casi in cui gli allievi siano applicati in attività scolastiche ed educative nelle quali i programmi di insegnamento e formazione non prevedano l'uso di attrezzature di lavoro e l'esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici con la frequentazione di laboratori appositamente attrezzati”
  • dall'altro si esclude “(…) qualsiasi deroga nell'applicazione delle norme prevenzionali, comprese - a titolo di esemplificazione - quelle relative alla sorveglianza sanitaria e alla formazione, quando gli allievi acquisiscano la parificazione allo stato di ‘lavoratore”.

Riguardo al secondo quesito, la Commissione ricorda che “(…) il Datore di lavoro è quello identificato dall'art. 8 del DM 29 settembre 1998, n. 382 che, nel prevedere i limiti di applicazione anche alle Istituzioni scolastiche ed educative non statali, specifica “Ai predetti fini per datore di lavoro si intende il soggetto gestore di cui al titolo VIII, articoli 345 e 353 del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297. Ove il soggetto sia una persona giuridica, per datore di lavoro si intende il rappresentante legale dell'ente ai sensi del comma 2 del predetto articolo 353”.
Tale individuazione deve comunque rispettare quanto previsto dall'art. 2, comma 1 lett. b), del D.Lgs. n. 81/2008, che definisce il Datore di lavoro come il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l'assetto dell'organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta lo propria attività, ha la responsabilità dell'organizzazione stessa o dell'unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa.

In merito al terzo quesito, la Commissione evidenzia che l'Accordo Stato-Regioni del 25/07/2012 ha ampiamente trattato la questione relativa agli Organismi Paritetici dando indicazioni relative a quanto previsto dall'art. 37, comma 12, del D.Lgs. n. 81/2008 in merito alla richiesta di collaborazione da parte del datore di lavoro agli organismi paritetici ove presenti nel settore e nel territorio in cui si svolge l'attività del datore di lavoro.
In particolare, l'Accordo precisa che “(…) resta inteso che tale richiesta di collaborazione opera unicamente in relazione agli organismi paritetici che abbiano i requisiti di legge e che, quindi, siano costituiti nell'ambito di organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (in questo senso la definizione di organismo paritetico dettata all'articolo 2, comma I, lettera ee, del D.Lgs. n. 81/2008) e che svolgano la propria attività di supporto alle aziende operando sia nel territorio che nel settore di attività del Datore di lavoro (in questo senso l'articolo 37, comma 12, citato).
Rispetto a tale previsione, si ritiene che il territorio di riferimento possa essere individuato nella Provincia, contesto nel quale usualmente operano gli organismi paritetici. Nei soli casi in cui il sistema di pariteticità non sia articolato a livello provinciale ma sia comunque presente a livello regionale, la collaborazione opererà a tale livello. Qualora, invece, gli organismi paritetici non siano presenti a né a livello provinciale né a livello regionale, il Datore di lavoro potrà comunque rivolgersi ad un livello superiore a quello regionale”.
In relazione alla parte del quesito relativa alla necessità di dimostrazione, da parte del Datore di lavoro/organizzatore del corso, dell'inesistenza, nel territorio, di organismi paritetici per il settore di riferimento, “(…) é parere della Commissione che non sia suo onere dimostrare la non presenza dell'Organismo paritetico nel settore e nel territorio in cui si svolge la propria attività.

Concludiamo infine con la risposta al quarto quesito.

Si sottolinea che il punto 8 dell'Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 prevede il “(…) riconoscimento dei crediti formativi alla costituzione di un nuovo rapporto di lavoro. In particolare, qualora il lavoratore vada a costituire un nuovo rapporto di lavoro o di somministrazione con un'azienda dello stesso settore produttivo cui apparteneva quella d'origine o precedente, costituisce credito formativo sia la frequenza alla Formazione Generale, che alla Formazione Specifica di settore. Pertanto, il Datore di lavoro può facilmente dimostrare l'adempimento di quanto previsto dall'art. 37 del D.Lgs. n. 81/2008 chiedendo al lavoratore l'esibizione dell'attestato di frequenza di cui all'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011”.
Infine, nel caso che il lavoratore sia privo della formazione prevista, il Datore di lavoro “(…) deve provvedere ad avviare il lavoratore ai corsi di formazione anteriormente” o, se ciò non risulta possibile, contestualmente all'assunzione. In tale ultima ipotesi, ove non risulti possibile completare il corso di formazione prima della adibizione del dirigente, del preposto o del lavoratore alle proprie attività, il relativo percorso formativo deve essere completato entro e non oltre 60 giorni dalla assunzione.

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