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Presentiamo oggi un documento (scaricabile dal link in fondo alla pagina) pubblicato sul sito dell’ Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, relativo ad un seminario dal titolo Valutazione e gestione dei rischi collegati allo stress lavoro-correlato nelle scuole.

L’intervento si sofferma innanzitutto sull’importanza dei rischi collegati allo stress lavoro-correlato in genere, con successivo e specifico riferimento al personale docente.

Ad esempio, riguardo ai docenti i dati scientifici riportano:

  • usura psicofisica degli insegnanti: 8000 pubblicazioni internazionali
  • Italia: rischio di patologia psichiatrica negli insegnanti doppio rispetto a impiegati e personale sanitario
  • Francia (Consiglio Economico e Sociale Transalpino): rischio suicidi particolarmente importante fra gli insegnanti
  • Giappone: triplicate le assenze per malattie psichiatriche fra i docenti nel periodo 1995 – 2004
  • 2008: indagine sugli insegnanti patrocinata da Min. Istruzione (necessità di formazione per DS e docenti per il rischio patologie psichiatriche)
  • studi ASL Torino e Verona: motivazioni per l’accertamento medico-collegiale dell’idoneità al lavoro degli insegnanti di natura psichiatrica nella metà, circa, dei casi
  • studio università Pavia: 30% degli insegnanti fa uso di psicofarmaci
  • studio sindacati europei scuola 2007: l’insegnamento fra le professioni a maggior rischio stress e salute mentale

Dopo aver riportato anche dei dati sugli studi sul burnout degli insegnanti, l’intervento si sofferma in modo specifico sui fattori lavorativi di stress nella scuola:

  1. rapporto con studenti/alunni e genitori lungo, protratto nel tempo ed estenuante
  2. confronto con stile di vita sempre più multietnico e multiculturale per l’aumento del numero degli studenti extracomunitari
  3. aumento del numero di alunni disabili nelle classi
  4. classi numerose
  5. delega educativa da parte della famiglia
  6. costante necessità di aggiornamento con particolare riferimento alle tecnologie informatiche e di comunicazione
  7. situazione di precariato
  8. conflittualità tra colleghi
  9. continuo susseguirsi di riforme scolastiche
  10. livellamento del ruolo degli studenti rispetto a quello dei docenti
  11. passaggio dall’individualismo al lavoro di equipe
  12. inadeguato ruolo istituzionale riconosciuto alla professione e sua svalutazione in favore del successo e del guadagno
  13. carichi di lavoro eccessivi
  14. risorse didattiche inadeguate
  15. programma da svolgere troppo ampio
  16. organizzazione degli orari delle lezioni inadeguata
  17. regolamenti di funzionamento non chiari
  18. flussi di comunicazione interna inadeguati
  19. frequenza delle riunioni inadeguata
  20. isolamento individuale
  21. percorso di carriera inadeguato
  22. inconsapevolezza dei rischi professionali connessi alle helping-profession

L’intervento presenta poi i presupposti normativi, anche con riferimento alle indicazioni della Commissione Consultiva Permanente (CPP), relativi alla valutazione e gestione del rischio da stress lavoro-correlato con particolare riferimento a chi effettua la valutazione, a chi deve essere coinvolto nella valutazione, a quali soggetti deve essere riferita la valutazione, quali criteri deve rispettare la metodologia di valutazione.

Ad esempio, riguardo a chi effettua la valutazione nella scuola si indica che “(…) deve essere garantita la partecipazione di tutte le componenti scolastiche: Dirigente scolastico o il suo vicario/collaboratore; Responsabile SPP (o un addetto SPP, se il responsabile è esterno); Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (se nominato o eletto); Medico competente (se nominato); Responsabile della Qualità (se la scuola è certificata); Coordinatore (ove esista questa figura); Rappresentanti di tutte le professionalità; Eventuali consulenti esterni”.
In particolare, deve essere garantita la partecipazione dei soggetti che, per capacità, esperienza e anzianità di servizio, sono a conoscenza delle reali condizioni lavorative e che, per competenza sull’argomento, sono in grado di apportare un valido contributo all’analisi del rischio. E deve essere garantita una adeguata formazione del personale che effettua la valutazione.

Riguardo invece a quali soggetti deve essere riferita la valutazione, si sottolinea che le “Indicazioni della CCP” fanno riferimento a:

  • estensione della valutazione a tutti i lavoratori compresi dirigenti e preposti valutazione non riferita a singoli lavoratori (evitare possibili effetti discriminativi)
  • valutazione riferita a gruppi omogenei di lavoratori individuati dal datore di lavoro nel rispetto del criterio di esposizione a rischi dello stesso tipo tenendo conto dell’effettiva organizzazione aziendale

Alla luce di ciò, questi sono i gruppi omogenei di lavoratori cui riferire la valutazione nella scuola:

  1. personale appartenente ad un medesimo contesto organizzativo, ambientale e relazionale (stesso tipo di scuola, stessa sede scolastica)
  2. personale esposto a rischi dello stesso tipo (Personale docente; Personale amministrativo; Personale ausiliario; Personale tecnico)

In merito ai criteri e alla metodologia di valutazione, l’intervento approfondisce la fase obbligatoria (preliminare) e la fase eventuale (approfondimento), ricordando che la valutazione del rischio “(…) richiede, obbligatoriamente, l’analisi della sua componente lavorativa e degli effetti negativi sull’organizzazione aziendale mentre l’analisi della sua componente soggettiva non è indispensabile quando l’analisi obbligatoria consenta di escludere la presenza di elementi di rischio rilevanti o di verificare l’efficacia degli interventi correttivi effettuati in riferimento a quelli eventualmente individuati”.

Vengono poi riportati gli aspetti del lavoro nella scuola in relazione ai quali possono verificarsi condizioni potenzialmente stressogene, con riferimento a:

  1. contesto e ambiente del lavoro: regolamento scolastico, assegnazione degli insegnanti alle classi, orario di servizio, obiettivi e priorità del lavoro, sistema di ascolto e gestione delle problematiche del personale, aspetti ambientali (microclima, illuminazione, rumorosità esterna e rimbombo nei locali, pulizia e ordine degli ambienti, spazi esterni, sede scolastica facilmente raggiungibile)
  2. contenuto del lavoro personale docente: valutazione dell’apprendimento degli allievi, principi e messaggi educativi, formazioni delle classi, possibilità di svolgere il lavoro entro i tempi stabiliti senza eccessive pressioni (numero di allievi, presenza di insegnanti di sostegno, etc.), informazioni a allievi e famiglie sul percorso didattico e sul processo insegnamento – apprendimento
  3. contenuto del lavoro personale ATA: definizione dei compiti; equità nella distribuzione dei carichi di lavoro; interruzioni del lavoro; svolgimento in contemporanea di più compiti; variabilità del carico di lavoro; adeguatezza delle attrezzature di lavoro (informatiche x amministrativi, apparecchiature per i laboratori, etc)
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