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Pubblicato dall’Arpa Piemonte lo studio “Esposizione umana a radiofrequenze”, commissionato dal Corecom Piemonte per capire l’impatto della telefonia cellulare e le modalità di utilizzo del telefonino che aiutino a ridurne i rischi.
Secondo il rapporto, con i nuovi telefonini in commercio e con il miglioramento della copertura di rete, la telefonia mobile si muove sempre più verso la riduzione del rischio, traducendosi in un progressivo abbattimento dei livelli di esposizione.

Grazie a questa indagine, che Arpa ha realizzato mettendo a punto uno specifico sistema di misura della potenza trasmessa dai telefoni mobili, è stato possibile quantificare le emissioni elettromagnetiche dei telefonini in funzione del tipo di rete utilizzata (2G o 3G) e delle condizioni di ricezione del segnale.

“L’esposizione umana ai campi elettromagnetici a radiofrequenza è determinata da una molteplicità di sorgenti e il telefono cellulare ne rappresenta una tra le più significative- sottolinea il Direttore Generale dell’Agenzia Angelo Robotto - Per valutare l’esposizione alle radiazioni emesse dai telefonini, Arpa Piemonte ha messo a punto un sistema di misura ad hoc per rilevare la potenza in trasmissione. Tale approccio sperimentale risulta unico nel panorama scientifico internazionale, in quanto nelle altre poche indagini pubblicate la potenza trasmessa era determinata per mezzo di specifici software”.

I risultati indicano che l’evoluzione tecnologica porta ad una riduzione dell’esposizione personale a telefoni cellulari, in quanto una chiamata effettuata in modalità 3G dà luogo ad esposizioni dalle dieci alle cento volte più basse di una chiamata in modalità 2G. E’ stato inoltre verificato che la potenza emessa dal telefonino si riduce fortemente all’aumentare del livello di segnale ricevuto. Telefonare in aree dove è presente un buon livello di ricezione (pieno campo) può condurre ad esposizioni dalle decine di volte alle diverse centinaia di volte più basse rispetto alle aree dove la ricezione del segnale è scarsa.

La rapida diminuzione del campo elettromagnetico misurata quando ci si allontana dal telefonino anche di pochi centimetri indica inoltre l’importanza di dispositivi, quali auricolari o viva voce, nel ridurre l’esposizione personale. I livelli di campo elettromagnetico emessi da un telefonino si riducono rapidamente con la distanza dall’antenna. Ad una distanza di 30 cm si ha una riduzione pari a circa l’80-90% dell’intensità dell’esposizione.

La presunta nocività per la salute umana dell'esposizione a campi elettromagnetici (CEM) a radiofrequenza (RF) è da diversi anni oggetto di dibattito sia nella comunità scientifica sia al di fuori di essa.
Nel 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza tra gli agenti “possibilmente cancerogeni (gruppo 2B)” sulla base di una limitata evidenza di incrementi di rischio di glioma e di neuroma del nervo acustico tra gli utilizzatori di telefoni cellulari.
La tecnologia utilizzata si è molto modificata nel tempo, ed è piuttosto complesso definire una stima esatta dell’esposizione e quindi stabilire un nesso causale certo per l’impatto sulla salute.

Alla luce dei margini di incertezza ancora presenti su questi argomenti, con un dibattito molto acceso all’interno della comunità scientifica, sono comunque da ritenersi utili e da attuare strategie per ridurre le esposizioni alle radiofrequenze emesse da telefoni cellulari. Uno dei risultati dell’indagine consiste nelle indicazioni per un corretto utilizzo del cellulare riportate nella relazione.

Importante risultato del progetto di ricerca è stato infine lo sviluppo di un’applicazione per smartphone Android che, utilizzando le misurazioni rilevate in laboratorio, riesce a fornire all’utente informazioni sul livello di radiazioni che ha accumulato in base al tempo trascorso al telefono, considerando il tipo di tecnologia utilizzata, la potenza del segnale in ricezione e l’utilizzo di dispositivi quali auricolari o viva voce.

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