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Nonostante un’estate che non si è mai compiuta completamente a livello di temperature, vogliamo parlare delle conseguenze dell’esposizione al sole nei luoghi di lavoro.

Parliamo in particolare dei rischi dei lavoratori outdoor (lavoratori che svolgono la loro attività all’aria aperta), delle conseguenze sulla loro salute e della prevenzione possibile, facendo riferimento ad un intervento che si è tenuto al seminario “Esposizione al rischio chimico, biomeccanico e da radiazioni solari ultraviolette nella viticoltura”, in cui sono stati presentati diversi rischi e studi in relazione alle radiazioni solari con particolare riferimento al comparto agricolo.

L’intervento si sofferma in particolare sui risultati del Piano mirato sul rischio di radiazione ultravioletta solare nei lavoratori outdoor della Regione Toscana. Piano che parte dalla constatazione che il rischio da radiazione UV solarenon è ancora sufficientemente conosciuto, o comunque è sottovalutato dai lavoratori all'aperto e dai datori di lavoro. Si rende perciò necessario e prioritario effettuare un vasto lavoro di informazione e formazione su tale rischio e sulle misure di foto protezione, sia ambientali che individuali, che possono prevenire i danni da esposizione solare”.

L’autrice ricorda che noi siamo esposti a radiazione ultravioletta (UV) derivante dal sole e da altre sorgenti artificiali. In particolare, l’emissione solare comprende luce, calore e radiazione UV e la regione dell’UV copre il range di lunghezza d’onda tra 100 e 400 nm (nanometri, ndr) ed è divisa nelle tre bande: UVA (315-400 nm), UVB (280-315 nm) e UVC (100-280 nm). E in generale la pericolosità dei raggi UV, intesa come capacità di penetrazione, per l’uomo aumenta al diminuire della lunghezza d’onda e, di conseguenza, all’aumentare della frequenza. Inoltre può variare per altri fattori, come l’ambiente, la quota di lavoro o fattori individuali.

Riprendiamo a questo proposito alcune indicazioni, raccolte nelle slide dell’intervento, tratte da un opuscolo del Centro Nazionale per la Prevenzione e il controllo delle malattie (CCM):

  • in montagna la neve riflette più dell'80% dei raggi UV    
  • il 60% delle radiazioni si concentra tra le 10 del mattino e le 2 del pomeriggio;
  • oltre il 90% dei raggi UV attraversa le nuvole
  • l'intensità dei raggi, salendo di altitudine, aumenta del 4% ogni 300 metri
  • chi lavora al chiuso ha un'esposizione alle radiazioni UV pari al 10-20% di chi lavora all'aria aperta
  • l'ombra può ridurre di oltre il 50% le radiazioni
  • la sabbia chiara riflette più del 15% dei raggi
  • a mezzo metro di profondità (nell’acqua, ndr) la radiazione UV a ridotta solo del 40% rispetto alla superficie

Parlando delle conseguenze dell’esposizione alla radiazione ultravioletta, l’intervento ricorda che nel 2009 il gruppo di lavoro della IARC sulla base di nuovi dati valuta nuovamente la cancerogenicità delle radiazioni ionizzanti e definisce la radiazione solare ultravioletta come cancerogeno certo.

In particolare i tumori della pelle che può provocare sono: 

  • non melanocitici (NMSC): sono i tumori più comuni. Due sono le forme principali: il carcinoma baso cellulare (BCC) e il carcinoma squamo cellulare (SCC). I più frequenti sono i BCC, gli SCC rappresentano il 20%. In base alle stime un uomo su 9 ed una donna su 35 si ammalerà di NMSC nel corso della vita
  • melanomi: il melanoma maligno della cute è molto comune tra la popolazione bianca che vive in clima soleggiati, è stata osservata una rapida crescita per incidenza e mortalità

Veniamo al mondo del lavoro, con riferimento ai molti dati, tabelle e studi presentati nell’intervento: in Italia circa 700.000 lavoratori sarebbero esposti a radiazione solare ultravioletta

L’autrice riporta anche i motivi dell’importanza dello studio dei tumori della pelle e della necessità di fare prevenzione:

  1. incidenza dei tumori della pelle è in aumento a livello mondiale
  2. il tumore della pelle non melanomatosi – NMSC - (squamocellulare SCC e il basocellulare BCC) sono i tumori più comuni nell’uomo
  3. l’esposizione cumulativa a radiazione UV è determinata sia da motivi occupazionali che sia ricreativi
  4. studi condotti in varie parti del mondo hanno osservato una associazione significativa tra tumori della pelle e lavoro all’aperto
  5. data l’elevata frequenza dei NMSC il loro trattamento, per lo più chirurgico e locale, rappresenta un carico rilevante per il sistema sanitario

Inoltre le slide dell’intervento, che vi invitiamo a visionare integralmente scaricandole dal link a fondo pagina, si soffermano sulla modalità di esposizione ai raggi ultravioletti (cronica, intensa e intermittente,...), sui fattori individuali (ad esempio il fototipo ci indica come la pelle reagisce all'esposizione al sole) e sul rapporto della modalità di esposizione con i diversi tipi di tumore della pelle.

In particolare, numerosi studi condotti in diverse parti del mondo hanno messo in relazione il lavoro outdoor e l’aumento di tumori della pelle non melanocitici. I lavoratori outdoor possono avere un’esposizione cronica in alcune sedi del corpo mentre in altre è intermittente. Alcuni recenti studi hanno anche stimato l’esposizione cumulativa ed il rischio di SCC osservando rischi maggiori tra chi ha avuto una attività con esposizione definita alta o moderata od una occupazione outdoor durante l’estate negli ultimi 25 anni. Anche frequenti pranzi all’aperto contribuiscono ad aumentare il rischio di SCC (Milon et al. 2012).

Infine, l’intervento si è soffermato sul Piano Mirato della Regione Toscana relativo ai lavoratori outdoor. I comparti oggetto dell’ indagine sono stati: agricoltura, edilizia, pesca ed estrazione del marmo. Lo studio dei comportamenti dei lavoratori è stato rilevato tramite l'uso di questionari strutturati (pre-questionario e diario giornaliero). Dai dati raccolti con il piano mirato “emerge che una parte dei soggetti ha comportamenti non corretti durante il lavoro all'aperto, non proteggendosi adeguatamente dalla radiazione UV solare che, in determinate situazioni e in alcuni periodi dell'anno, raggiunge livelli di pericolosità. È stato osservato in alcuni studi che l'adozione di comportamenti corretti - es. uso del cappello o consumare il pranzo non all'aperto - riduce l'esposizione.

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