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La pubblicazione prima della direttiva 2012/11/UE e successivamente della direttiva 2013/35/UE del 26 giugno 2013 ha modificato i termini di entrata in vigore delle disposizioni relative al Titolo VIII (Agenti Fisici), capo IV (Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici) del D.Lgs. 81/2008.

Raccogliamo e riportiamo nuove indicazioni attraverso l'intervento "Campi elettromagnetici: gli effetti sulla salute", a cura del Dott. Roberto Agnesi, direttore SPISAL dell' Azienda ULSS 9 di Treviso.

Il relatore ricorda che quando il corpo umano si trova in un campo elettromagnetico si verifica un'interazione tra le forze del campo e le cariche e le correnti elettriche presenti nei tessuti dell'organismo. Il risultato dell'interazione è una perturbazione che può determinare un effetto biologico, non necessariamente un danno, di tipo morfologico o funzionale.

In particolare:

  • un effetto biologico si verifica quando l'esposizione alle onde elettromagnetiche provoca qualche variazione fisiologica notevole o rilevabile in un sistema biologico
  • un effetto di danno alla salute si verifica quando l'effetto biologico è al di fuori dell'intervallo in cui l'organismo può normalmente compensarlo, e ciò porta a qualche condizione di detrimento della salute

Dopo aver parlato di effetti, con riferimento agli effetti deterministici (quelli in cui l'incidenza e la gravità variano con la dose e per i quali è individuabile una dose-soglia) e di effetti stocastici (in cui non è rilevabile una soglia), vengono presentate alcune "incertezze":

  • molti studi suggeriscono effetti a medio-lungo termine per esposizione a campi elettromagnetici
  • in molti casi le evidenze non raggiungono il livello della significatività con studi metodologicamente corretti e per questo viene detto che "non vi è evidenza che ...." (solo in pochi casi si è raggiunta una ragionevole certezza che l'effetto nocivo può essere escluso)
  • tuttavia la mancanza di evidenza certa non significa esclusione certa del pericolo
  • è sempre necessario mantenersi aggiornati (medico competente) sugli effetti ipotizzati e sulle dosi (al di sotto dei limiti per gli effetti acuti) che potrebbero determinare un rischio per i lavoratori al fine di mantenere l'esposizione a livelli più bassi possibile

Con particolare riferimento allo stato dell'arte secondo le monografie OMS, la relazione si sofferma dettagliatamente sui possibili effetti dei campi elettrici e magnetici statici, dei campi ELF (frequenze estremamente basse) e delle radiofrequenze.

schema-radiazioni

Rimandando i lettori ad una lettura integrale delle slide dell'intervento, focalizziamo brevemente la nostra attenzione sui campi statici.

I campi elettrici statici sono presenti naturalmente nell'atmosfera. Valori fino a 3 kV/m possono presentarsi sotto le nuvole temporalesche, con tempo sereno, i livelli sono dell'ordine di 100 V/m (V/m, volt su metro, è l'unità di misura dei campi elettrici, ndr).

Riguardo invece ai campi magnetici statici la relazione dà alcune informazioni sul campo geomagnetico presente sulla superficie terrestre e ricorda che campi magnetici statici artificiali sono generati ovunque si utilizzino correnti continue, come ad esempio in alcuni sistemi di trasporto a trazione elettrica ed in processi industriali quali la produzione di alluminio e la saldatura a gas. 

Dopo aver dato informazioni sulle interazioni fisiche dei campi elettrici e dei campi magnetici statici e ricordato che per i campi magnetici statici si segnala l'interferenza con apparecchiature elettroniche impiantate (pacemaker, pompe insulina etc.), vengono riportati vari esempi di studi sugli animali e sull'uomo.

Ad esempio, per i campi magnetici statici le funzioni che sono state esaminate negli studi di laboratorio su soggetti umani comprendono quelle del sistema nervoso periferico, attività cerebrali, funzioni neurocomportamentali e cognitive, percezione sensoriale, funzioni cardiache, pressione sanguigna, ritmo cardiaco, proteine del siero e livelli ormonali, temperatura corporea e cutanea ed effetti terapeutici.

I risultati non indicano che l'esposizione a campi magnetici statici produca effetti sulle risposte neurofisiologiche e sulle funzioni cognitive in volontari fermi, ma non permettono nemmeno di escludere questi effetti. Sono state riscontrate sensazioni di vertigine e nausea, dipendenti dalla dose, indotte in lavoratori, volontari e pazienti quando questi si muovevano entro campi statici superiori a 2 T. E' verosimile che questi effetti dipendano dal gradiente del campo e dal movimento del soggetto. In alcuni studi si è osservato un piccolo cambiamento della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco, ma questi rientravano negli intervalli di normale variabilità fisiologica. Non vi è alcuna evidenza di effetti dei campi magnetici statici su altri aspetti della fisiologia cardiovascolare, o su proteine del siero e ormoni. L'esposizione a campi di intensità fino a 8 T non sembra indurre variazioni di temperatura nell'uomo.

Veniamo dunque ad un breve sunto dei rischi dei campi statici.

Non vi sono studi sull'esposizione a campi elettrici statici dai quali si possa trarre una qualsiasi conclusione su effetti cronici o ritardati. L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC, 2002) ha osservato che non vi erano dati sufficienti per determinare la cancerogenicità di questi campi. Sono stati effettuati pochi studi sugli effetti acuti dei campi elettrici statici. Nel complesso i risultati suggeriscono che gli unici effetti acuti nocivi per la salute sono associati alla percezione fisica dei campi e ai fastidi conseguenti alle microscosse.

Riguardo poi ai campi magnetici statici i dati epidemiologici e degli studi di laboratorio ad oggi disponibili non sono sufficienti per poter trarre delle conclusioni in merito a effetti cronici o ritardati. La IARC ha concluso che, per quanto riguarda la cancerogenicità dei campi magnetici statici, vi erano dati inadeguati per l'uomo, mentre non vi erano dati rilevanti per gli animali da laboratorio. La cancerogenicità di questi campi non è perciò, al momento, classificabile.

Tuttavia l'esposizione a breve termine a campi magnetici statici "dell'ordine del tesla e ai gradienti di campo a questi associati induce diversi effetti acuti. Risposte cardiovascolari, come variazioni della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco, sono state occasionalmente osservate in studi su volontari e su animali. Comunque, per esposizioni a campi magnetici statici fino a 8 T, queste variazioni rientravano nei normali intervalli fisiologici.

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