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RIFERIMENTI NORMATIVI

La vigente legislazione per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, il D.Lgs. 81/2008, riporta:
− l’obbligo non delegabile del datore di lavoro di effettuare la valutazione di “tutti rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori” (art. 17 co. 1 e art. 28 co. 1)
− come misura generale di tutela, tra le altre, “il rispetto dei principi ergonomici nell' organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo” (art. 15 co. 1) − l’obbligo per i progettisti dei luoghi o dei posti di lavoro del “rispetto dei principi generali di prevenzione in materia di salute e sicurezza sul lavoro al momento delle scelte progettuali e tecniche” (art. 22)
− che per “movimentazione manuale dei carichi” s’intendono “le operazioni di trasporto e di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni di sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico”, e che le patologie da sovraccarico biomeccanico sono “patologie delle strutture osteoarticolari, muscolotendinee e nervo vascolari” (art. 167 co. 2)
− l’obbligo del datore di lavoro di adottare “le misure organizzative necessarie […] per evitare la necessità di una movimentazione manuale dei carichi”, “qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi ad opera dei lavoratori” di servirsi di misure adeguate “allo scopo di ridurre il rischio che comporta” e di sottoporre
“ i lavoratori alla sorveglianza sanitaria […] sulla base della valutazione del rischio e dei fattori individuali di rischio” (art. 168 co. 1-2)

− il riferimento a norme tecniche come standard di riferimento (art 168 co. 3), in particolare alle norme della serie ISO 11228 parti 1-2-3 relative alle attività di movimentazione manuale (allegato XXXIII)
− l’obbligo di informazione dei lavoratori in relazione “al peso ed alle altre caratteristiche del carico movimentato”, di formazione riguardo “ai rischi lavorativi ed alle modalità di corretta esecuzione delle attività”, e di fornire “un addestramento adeguato in merito alle corrette manovre e procedure da adottare nella movimentazione manuale dei carichi”(art. 169)

GESTIONE E VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA SOVRACCARICO PER MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI (NIOSH) e RISCHIO DA TRAINO E SPINTA

Secondo le statistiche europee, in Europa - circa il 24% dei lavoratori soffre di mal di schiena, mentre il 22% accusa disturbi muscolari. Nei nuovi Stati membri questi disturbi accadono più frequentemente, 39% e 36%, rispettivamente. In Europa circa il 50% dei pre-pensionamenti sono causati da patologie legate alla schiena. Il 15% dei casi di inidoneità al lavoro è collegato con lesioni alla schiena. Questo genere di disturbo costituisce una delle principali cause di assenza dal lavoro nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione Europea. Sono non solo causa di sofferenza, di inidoneità al lavoro e perdita di reddito da parte dei lavoratori ma anche di alti costi sia per i datori di lavoro sia per le economie nazionali.


Secondo le statistiche europee, il 62% dei lavoratori nella EU-27 sono esposti, per un quarto del tempo di lavoro o più, a movimenti ripetitivi del braccio della mano, il 46% a posizioni dolorose e faticose e il 35% al sollevamento o al trasporto.
I costi di conseguenza aumentano con l’aumentare degli infortuni.

Questo comporta ad individuare 3 tipologie di costi:

COSTI PER IL LAVORATORE
• Peggioramento dello stato di salute
• Rendimento più basso e scarsa qualità di lavoro - possibilità di perdere il lavoro
• Una minaccia per la situazione materiale del lavoratore e della sua famiglia
• Sofferenza – la vita con continui dolori riduce il piacere di vivere
• Inabilità – sensazione di essere un peso a carico del datore di lavoro, della famiglia e della società
• Isolamento sociale.


COSTI PER IL DATORE DI LAVORO
• Più bassa efficienza e scarsa qualità nel lavoro da parte dei lavoratori malati
• Maggiore assenteismo dal lavoro da parte dei lavoratori
• Costi di congedo per malattia, Problemi organizzativi - mancanza di personale qualificato
• Costi di addestramento di nuovo personale
• Costi per gli infortuni sul lavoro
• Perdita di tempo - perdita dei profitti


COSTI PER L’ECONOMIA SOCIALE
• Costi di sanità supplementare per la sofferenza dei lavoratori
• Costi di indennità per gli infortuni sul lavoro
• Costi di pensione o altre prestazioni sociali a causa dell’inabilità e delle malattie professionali
• Perdita di lavoratori capaci e qualificati - perdendo il loro potenziale, la loro conoscenza, le loro abilità professionali - cosiddetta interruzione di coesione sociale
• Costi di rieducazione professionale per le persone disabili

Per questo è molto importante non sottovalutare nessun tipo si sollevamento, trasporto o traino e spinta all’interno della propria attività.
Si pensi che effettuando un sollevamento di un carico da 10 Kg in modo scorretto, la nostra colonna vertebrale potrebbe già subire dei danni poiché verrebbe esercitata sulla colonna vertebrale una pressione pari a 340 Kg. Un carico lombare intenso (>250-650 Kg) potrebbe causare danni alle cartilagini vertebrali e se si esercitasse una pressione tra i 450-850 Kg si rischierebbe la rottura del nucleo discale.


GLI OBIETIVI DELLA CAMPAGNA

L’obiettivo è stimolare cambiamenti nel comportamento dei lavoratori e dei datori di lavoro per intraprendere azioni mirate per la protezione della salute dei lavoratori. Questi cambiamenti possono essere di molta importanza per i risultati economici delle imprese così come per lo sviluppo delle società.
La base di partenza del successo nella prevenzione dei rischi è l’implementazione di soluzioni per il miglioramento della sicurezza e salute attraverso una valutazione del rischio mirata all’individuazione delle criticità delle operazioni produttive ed all’attuazione di misure preventive (informazione/formazione del personale, acquisto di ausili meccanici per il sollevamento e trasporto, analisi di fattibilità delle operazioni da parte di un lavoratore).

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MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI

Per Movimentazione Manuale dei Carichi si intende qualsiasi attività che richiede l'uso della forza umana per sollevare, abbassare, trasportare oppure muovere e mantenere in altro modo qualsiasi oggetto (incluso la movimentazione di animali e persone).
La Movimentazione Manuale dei Carichi espone il lavoratore ad un rischio, che deve essere valutato al fine di potere garantire il corretto svolgimento dei compiti assegnati, nel rispetto della sicurezza.

Il National Institute of Occupational Safety and Health (NIOSH) pone le patologie da movimentazione manuale dei carichi al secondo posto nella lista dei dieci problemi di salute più rilevanti nei luoghi di lavoro ed ha proposto i modelli per la valutazione del rischio connesso al sollevamento dei carichi.

La valutazione del rischio è affidata al Metodo UNI ISO 11228-1; derivazione diretta del Metodo NIOSH e Snook Ciriello e secondo il Titolo VI ed allegato XXXIII del D.Lgs 81/08.

Le modalità di svolgimento dell'analisi e della valutazione prevedono:

- Il sopralluogo nei reparti per conoscere i processi e i prodotti
- L’analisi di tutte le postazioni di lavoro che espongano a rischi specifici
- La consultazione del programma sanitario previsto e gli eventuali suggerimenti per le integrazioni
- La raccolta e classificazione degli interventi di miglioramento eseguiti dall'azienda
- Le eventuali proposte di miglioramento e di riprogettazione delle postazioni o modalità di lavoro



TRAINO E SPINTA

Durante le attività di traino o spinta la struttura muscolo-scheletrica deve esercitare una forza per iniziare, mantenere o variare il moto del carico che si movimenta. Questa forza, tipicamente, è esercitata dalle mani che utilizzano un’apposita maniglia o supporto. La compressione del rachide avviene perché le forze applicate dalle mani devono essere controbilanciate dalla colonna vertebrale.
Con il perdurare dello sforzo si possono produrre disturbi e nei casi più gravi delle vere e proprie patologie (ernie discali).


La valutazione del rischio è affidata al Metodo UNI ISO 11228-2; derivazione dalle tabelle di Snook e Ciriello e Metodo avanzato e secondo il Titolo VI ed allegato XXXIII del D.Lgs 81/08.
Tale valutazione deve essere effettuata con l'ausilio di un dinamometro che permette di misurare le forze applicate durante la movimentazione.
Le due forze da misurare sono quella massimale (che tipicamente è applicata per mettere in movimento il carico) e quella media di mantenimento (che serve a mantenere il carico in movimento).

Le modalità di svolgimento dell'analisi e della valutazione prevedono oltre alla forza esercitata:

- la tipologia di movimentazione: traino o spinta
- l'altezza delle mani
- la distanza percorsa in metri lineari di spinta o traino;
- la frequenza delle azioni di spinta/traino, sia iniziale sia di mantenimento
- la popolazione lavoratrice.

CONCLUSIONI

Se si considera che le lesioni muscolo-scheletriche a carico del rachide lombare, connesse o meno con la movimentazione manuale dei carichi rappresentano una patologia abbastanza diffusa e che questa crea numerosi casi di non idoneità o di idoneità parziale al lavoro, ci si rende conto delle dimensioni di un problema gestibile solo attraverso un piano adeguato di interventi preventivi.
La valutazione del rischio connesso alla attività di movimentazione manuale di carichi va ad evidenziare se, tra i compiti lavorativi previsti per uno o più lavoratori, sono compresi quelli di movimentazione manuale di carichi nonché, nel caso, le caratteristiche tipologiche, di durata e di frequenza degli stessi.
In conclusione con il nostro contributo speriamo dunque di informare quanto più possibile su un problema troppo spesso sottovalutato, non solo da dirigenti e responsabili, ma anche dagli stessi lavoratori nonostante, giorno per giorno, rischino di esserne coinvolti.



SOVRACCARICO BIOMECCANICO – ERGONOMIA E MOVIMENTI RIPETUTI

Dato l’aumento negli ultimi anni, come confermato dalle statistiche nazionali ed internazionali, dei disturbi muscolo-scheletrici, ed in particolare delle patologie da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, si assiste oggi ad un rinnovato interesse da parte del mondo del lavoro verso quelle che sono considerate ormai tra le principali minacce per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Caratteristica di queste patologie, definite “lavoro-correlate” o WMSDs (dall’inglese workrelated muscolo-skeletal disorders) è l’avere un’origine multifattoriale: i fattori di rischio legati all’attività lavorativa svolgono un importante ruolo concausale nella patogenesi di questi disturbi, a cui contribuiscono però anche fattori di rischio non lavorativi (età, sesso, struttura antropometrica). Maggiormente esposti al rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori sono i lavoratori che svolgono mansioni con compiti ciclici e ripetitivi, ad elevata frequenza, che comportano posture incongrue e che non prevedono adeguate pause per il riposo muscolare; fattori di rischio occupazionali, questi, generalmente diffusi in tutte le attività lavorative, con particolare riguardo ad alcuni settori come l’industria manifatturiera, l’edilizia, l’agricoltura e l’artigianato.


PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO

Il rischio lavorativo di sviluppare disturbi muscolo-scheletrici degli arti superiori, deriva da una modalità di lavoro chiamata “a cicli con movimenti e/o sforzi ripetuti” caratterizzata cioè da “cicli con presenza di azioni tecniche a carico degli arti superiori” e da “compiti comportanti la ripetizione dello stesso gesto lavorativo per più della metà del tempo”.
Nella genesi delle patologie da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori agiscono quattro principali fattori: forza intensa, ripetitività, posture incongrue, recupero insufficiente. A questi si aggiungono alcuni fattori complementari, che possono fungere da amplificatori del rischio, come ad esempio l’esposizione a vibrazioni, la compressione esercitata localmente da utensili e/o superfici, il freddo, la necessità di compiere micromovimenti con le dita, l’uso di guanti inadatti e i ritmi di lavoro imposti dalla macchina.
La forza è definita come l’impegno biomeccanico necessario per compiere uno specifico movimento, mantenere una postura, movimentare un carico. Nella forza si considera una componente statica, quando la necessità di sviluppare la forza è connessa al mantenimento di uno strumento di lavoro o di una determinata posizione, e una componente dinamica, quando la forza viene applicata direttamente per l’esecuzione di un gesto.
Per ripetitività s’intende la presenza di eventi (cicli, azioni, posture) che si ripetono sempre uguali nel tempo; i movimenti ripetitivi risultano essere particolarmente pericolosi quando coinvolgono sempre la stessa articolazione e/o gruppo muscolare, oppure quando la stessa tipologia di movimento viene effettuata troppo spesso, troppo a lungo o troppo rapidamente.
La postura è l’atteggiamento abituale del corpo o dei diversi distretti corporei; individualmente la postura più corretta sarebbe quella in grado di consentire di svolgere le attività quotidiane e lavorative col minor dispendio energetico possibile.
Il fatto di assumere, e mantenere a lungo, posizioni scorrette sul lavoro, o compiere movimenti estremi risulta essere potenzialmente dannoso per l’apparato muscoloscheletrico.


Sono ritenute scomode/incongrue: le posture assunte durante un lavoro prolungato con le mani più alte della testa, con i gomiti più alti delle spalle o con il collo piegato; le posture che stancano collo, spalle, gomiti, polsi, mani e colonna e quelle che comportano anteroflessione, torsione, retroflessione del busto; le posizioni che provocano discomfort e fatica se mantenute per lunghi periodi di tempo.
Sono considerati periodi di recupero quei momenti di sostanziale inattività dei muscoli/articolazioni altrimenti coinvolti nelle attività lavorative (es. le pause di lavoro compresa la pausa pranzo, i tempi passivi di attesa tra lo svolgimento di un ciclo e l’altro, i periodi di svolgimento di controllo visivo).

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

La Norma UNI ISO 11228-3 definisce uno standard a livello internazionale per la valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico nel caso di lavori ripetitivi con manipolazione di oggetti a basso peso e con elevata frequenza.
Attualmente non esistono in letteratura metodi universalmente validati ed accettati per la valutazione del rischio; lo standard ISO indica il sistema OCRA come il “preferito”, ma prevede anche la possibilità di ricorrere alle altre metodologie, ognuna delle quali è caratterizzata da specifici ambiti e modalità di applicazione.

Tabella sinottica dei metodi

ACGIH TLV

CHECK-LIST

OCRA

CHECK-LIST

OSHA

OREGE RULA STRAIN INDEX

Definisce un indice di rischio, un livello di

azione ed un livello massimo.

Definisce un indice sintetico di rischio e fasce di rischio. Definisce punteggi che orientano sul rischio.

Definisce punteggi per i fattori di

rischio e per la

discriminazione tra situazioni

accettabili e non accettabili.

Definisce un punteggio che non permette la

discriminazione tra postura accettabile e non accettabile.

Definisce un punteggio che

identifica la

presenza o assenza di rischio.

Analizza mansioni a

compito unico di

durata minima di

4 ore

Analizza anche mansioni con

compiti diversi nel turno.

Analizza velocemente e

principalmente

compiti unici di breve durata.

Analizza tutti i tipi di lavoro.

Analizza velocemente e

principalmente mansioni monocompito.

Analizza principalmente compiti singoli.
Quantifica i fattori: frequenza, forza, postura della mano.

Quantifica i fattori: recupero, frequenza d’azione, forza,

postura (valuta le posture di tutti i

distretti dell’arto

superiore) e fattori complementari.

Quantifica i fattori: frequenza d’azione,

postura (valuta le posture di tutti i

distretti dell’arto superiore), forza

vibrazioni, aspetti organizzativi e complementari.

Quantifica i fattori: sforzo, posizioni

articolari estreme

(collo, spalla, gomito, polso), ripetitività

Quantifica i fattori: frequenza, postura

degli arti superiori,

collo e tronco, forza

(frequenza e forza hanno scarsa rilevanza nel

punteggio finale).

Valuta anche lo sforzo statico.

Quantifica i fattori: frequenza d’azione, intensità (cui dà

molto rilievo) e

durata dello sforzo, postura del polso e

della mano, velocità

del lavoro e durata del compito nel turno.

EcoSafe srl è tecnicamente preparata nel settore illustrato ed è in grado di fornire servizi di valutazione specifica con l’ausilio di dinamometro digitale.
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