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Lo scorso 12 maggio la votazione indetta dal Comitato ISO/PC 283 per l’approvazione della proposta di norma ISO/DIS (Draft International Standard) 45001 sulla gestione della salute e sicurezza al lavoro in discussione dal 2013 e sviluppata nel 2015, ha dato esito negativo, bocciandone la pubblicazione.
La votazione avrebbe avuto esito positivo ma poiché 16 organismi nazionali hanno votato in modo contrario, portando al superamento della soglia di voti negativi, l’ISO (International Organization for Standardization) ha decretato che la versione allo stato di DIS non potesse essere approvata.
Tra i paesi che hanno votato negativamente spiccano: Argentina, Svezia, Austria, Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti, Italia.
I punti maggiormente contestati sono:
• la mancanza dell’obbligatorietà del rispetto della legislazione
• il ruolo dei lavoratori e dei loro rappresentanti apparso in ombra nella stesura del documento allo stato di draft
• la mancata esplicitazione che la formazione sia considerata come strumento cardine per la realizzazione di una reale sicurezza del lavoro sia a spese dei datori di lavoro e all’interno dell’orario di lavoro
• che ai lavoratori vengano forniti, sempre gratuitamente, i DPI necessari per svolgere il lavoro.

L’Italia, che ha ritenuto di avere una legislazione all’avanguardia in tema di salute e sicurezza del lavoro, ha considerato inaccettabile che una norma ISO sugli stessi temi non imponesse tali condizioni.

Tra i voti positivi spicca quello della Gran Bretagna che, in teoria, avrebbe dovuto difendere la propria posizione e il primato nell’aver redatto e pubblicato lo standard internazionale attualmente in vigore (BS OHSAS 18001 ed. 2007).
Il DIS non si poneva in contrasto con la normativa europea in linea di principio, ma l’approccio era quello di spostarsi da un modello di prevenzione basato sulla valutazione del rischio, attraverso la consultazione, il dialogo sociale e le relazioni industriali, alla richiesta della certificazione, a discapito del ruolo sindacale e della tutela dei diritti sul lavoro. L’ISO 45001 avrebbe moltiplicato i processi burocratici per le PMI, dando luogo ad un aumento dei costi dei tecnici che certificano. Questi processi vanno spesso a beneficio delle aziende più grandi e transnazionali e quindi riducono la capacità competitiva delle organizzazioni più piccole a stare sul mercato. Il Consiglio di Amministrazione dell’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) si è più volte pronunciato su questa norma ed ha espresso molti punti di preoccupazione, in particolare rilevandone aspetti in contraddizione con le convenzioni internazionali e la carenza su:
• definizioni, che non sono conformi o comunque collegate a quelle contenute negli standards dell’ILO, quindi pure fonte di possibili conflitti;
• nozione di partecipazione dei lavoratori;
• rappresentanza dei lavoratori sulla salute e sulla sicurezza;
• informazione e formazione dei lavoratori;
• dispositivi di protezione individuale;
• diritto dei lavoratori ad allontanarsi da una situazione di pericolo, quando vi sono imminenti e seri rischi per la loro salute e sicurezza;
• obbligo dell’organizzazione aziendale che richiede la certificazione ad impegnarsi a rispettare le leggi e i regolamenti del Paese dove opera;
• valutazione del rischio prevenzione.

A questo punto l’ISO dovrà riconvocare al più presto il Comitato ISO/PC 283 per giungere ad un documento condiviso che possa poi essere votato ed approvato per diventare F-DIS prima e standard poi.

FONTE: ARS, CGIL

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