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Una serie di eventi, sia di origine umana che naturale, occorsi negli ultimi 15 anni riportando drammatiche conseguenze, ha accresciuto nei governi europei la consapevolezza dell’importanza della protezione delle infrastrutture critiche e ha fatto sì che la Commissione dell’Unione Europea emanasse la direttiva 2008/114/CE, dell'8 dicembre 2008, relativa all' “individuazione e alla designazione delle infrastrutture critiche europee e alla valutazione della necessità di migliorarne la protezione”.

L’Italia ha poi recepito tale direttiva con il Decreto Legislativo 11 aprile 2011, n. 61 che fornisce due definizioni:

Infrastruttura critica (IC): “infrastruttura, ubicata in uno Stato membro dell'Unione europea, che è essenziale per il mantenimento delle funzioni vitali della società, della salute, della sicurezza e del benessere economico e sociale della popolazione ed il cui danneggiamento o la cui distruzione avrebbe un impatto significativo in quello Stato, a causa dell'impossibilità di mantenere tali funzioni”.
Infrastruttura Critica Europea (ICE): “infrastruttura critica ubicata negli Stati membri dell'UE il cui danneggiamento o la cui distruzione avrebbe un significativo impatto su almeno due Stati membri”.

Il Decreto Legislativo prevede a carico del proprietario e dell’operatore dell’infrastruttura uno specifico obbligo di “valutazione della sicurezza di tali infrastrutture” e stabilisce “le relative prescrizioni minime di protezione dalle minacce di origine umana, accidentale e volontaria, tecnologica e dalle catastrofi naturali”.
Sebbene attualmente questo corpo normativo si riferisca solamente alle infrastrutture relative ai settori energia e trasporti, è tuttavia prevedibile che, nel breve periodo, tale normativa verrà estesa anche ai settori ICT, industria chimica, water, food, health e space.

Tra gli eventi di particolare rilievo verificatisi in questi settori sono da ricordare:

• gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 negli USA (2.752 morti e 24 dispersi). Furono colpiti 4 aerei di linea e distrutte le Torri Gemelle. Vari edifici subirono gravi danni, tra cui: il World Trade Center 7, il 6, il 5, il 4, il Mariott World Trade Center, la Chiesa greco ortodossa di St. Nicholas, il Deutsche Bank Building, la Fiterman Hall del Borough of Manhattan Community College, il 90 West Street e il Verizon Building, nonché venne gravemente danneggiata una sezione del Pentagono.
• gli attacchi terroristici dell’ 11 marzo 2004 in Madrid (194 morti e 2.057 feriti). Furono colpiti quattro treni carichi di pendolari.
• gli attacchi terroristici del 7 luglio 2005 in Londra (52 morti e 700 feriti di cui circa 100 ricoverati in ospedale). Furono colpiti tre treni della metropolitana e un autobus.
• l’Eruzione del vulcano Eyjafjoll del 20 marzo 2010 in Islanda che comportò la paralisi del traffico aereo europeo dal 14 al 23 aprile con successive chiusure a intermittenza di vari aeroporti del Nord Europa fino al 9 maggio.
• il terremoto del Tohoku dell’ 11 marzo 2011 in Giappone e il successivo tsunami (15.703 morti accertati, 5.314 feriti e 4.647 dispersi). Tale evento produsse il blocco temporaneo dei trasporti, della fornitura dell’acqua a 1,4 milioni di case e dell’elettricità a circa 3 milioni di persone. Furono danneggiate le centrali nucleari di Fukushima, Onagawa e Tokai.

Gli obblighi di adempimento in materia di sicurezza da attacchi e aggressioni da parte del Datore di Lavoro, inoltre, non possono considerarsi limitati soltanto a coloro che gestiscono infrastrutture critiche, ma si estendono a tutti i datori di lavoro che esercitano un’attività lavorativa che comporti l’esposizione del dipendente a prevedibili minacce operate da terzi.

Così sancisce, per esempio la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, nella sentenza, n. 8486 dell’8 aprile 2013 relativa a una richiesta di risarcimento presentata dal dipendente di una banca al proprio datore di lavoro per essere stato vittima di una rapina: “Fa carico allo stesso imprenditore, valutare se l’attività della sua azienda presenti rischi extra – lavorativi “di fronte al cui prevedibile verificarsi insorga il suo obbligo di prevenzione”. Ne consegue che, proprio alla stregua dei dati di esperienza, il suddetto obbligo “avrà un contenuto non teorizzabile a priori”, ma ben individuabile nella realtà alla luce delle tecniche di sicurezza comunemente adottate (Cass. N. 5048/88)”.

Così decide inoltre il Tribunale di Ravenna nella sentenza del 23 ottobre 2014, in merito a una richiesta di risarcimento danni presentata al proprio datore di lavoro da un dipendente coinvolto in un attacco terroristico / suicida mentre si trovava all’estero: “per configurare la responsabilità penale, e, a maggior ragione civile, del datore di lavoro, in materia di infortuni e malattie professionali, non occorre che sia dettata la violazione di specifiche norme dettate per la prevenzione degli infortuni, essendo sufficiente che l’evento dannoso si sia verificato a causa dell’omessa adozione di quelle misure e accorgimenti imposti all’imprenditore dall’art. 2087 cc ai fini della più efficace tutela dell’integrità fisica del lavoratore”.

Così conferma infine la sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 7405 del 13 aprile 2015 in tema di risarcimento per danno da rapina subito dal dipendente di un ufficio postale: “La prevedibilità del verificarsi di episodi di aggressione a scopo di lucro è insita nella tipologia dell’attività esercitata, stante la movimentazione, per quanto contenuta essa fosse, di somme di denaro e aveva trovato un riscontro concreto nei fatti dedotti in giudizio, contrassegnati addirittura da plurima reiterazione degli indicati fatti delittuosi. Non può dunque dubitarsi che fosse preciso dovere della parte datoriale predisporre e mantenere in efficienza quei mezzi di tutela, concretamente attuabili secondo la tecnologia disponibile nel periodo, almeno potenzialmente idonei a tutelare l’integrità fisica del lavoratore, in ossequio al principio dettato dall’art. 2087 cc”.

Tra le varie eventualità, si pensi, ad esempio, al rischio di sequestro di persona, a cui potrebbero essere sottoposti i top manager di determinate aziende (cfr. Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sent. n. 4129 del 22 marzo 2002) oppure al rischio di aggressione a cui è sottoposto il lavoratore che svolge determinati incarichi a contatto con il pubblico (per esempio, l’ufficio reclami). Episodi di cronaca recente che hanno drammaticamente segnato il corso dell’ultimo anno quali Libia, Francia e Bangladesh.

Appare pertanto estremamente importante che i datori di lavoro sappiano valutare eventuali rischi di questo genere e, qualora necessario, sappiano altresì dotarsi di un’adeguata organizzazione di security interna che sia idonea a prevenirli, mitigarli e gestirli.

Testo a cura di: Dott. Edoardo Mattiello – EcoSafe srl, Giurista ed Esperto di Security e International Safety.

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