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La Direttiva 2014/52/UE del 16 aprile 2014 che modifica la Direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (di seguito la Direttiva), apporta al testo della predetta Direttiva del 2011 delle importanti modifiche che discendono anche dai più recenti orientamenti in materia di tutela dell’ambiente.
La Direttiva deve essere recepita dagli Stati Membri entro il 16 maggio 2017.
La Direttiva richiede innanzitutto qualificazione e competenza da parte degli Esperti coinvolti, sia da parte di chi elabora i Rapporti di VIA, sia da parte di chi, all’interno delle autorità competenti, debba verificare tali rapporti e chiede di adottare procedure comuni nel caso in cui alla procedura VIA sia affianchino altre procedure previste da altre direttive concernenti ad esempio la conservazione degli habitat naturali, le acque, le emissioni industriali (IPPC/AIA).
Ai fini di ottimizzare le risorse e i tempi, la Direttiva chiede di tenere conto dei risultati elaborati nell’ambito di altre valutazioni e, riguardo al monitoraggio, chiede di ricorrere a meccanismi di controllo esistenti derivanti da normative dell'Unione diverse dalla stessa Direttiva e da normative nazionali. Proprio riguardo alla necessità di coordinare procedure diverse che, ai sensi di direttive diverse (es. Direttiva VIA, Direttiva Habitat, Direttiva Quadro sulle acque, Direttiva Uccelli, Direttiva sulle Emissioni industriali) concorrono separatamente nell’ambito della valutazione ambientale di un singolo progetto, la Commissione UE ha recentemente predisposto uno specifico documento di orientamento rivolto agli Stati membri. Tale documento è stato ufficializzato tramite la Comunicazione 27 luglio 2016, n. 2016/C273/01/UE e si pone l’obiettivo di favorire la semplificazione dell’iter di valutazione ambientale attraverso l’adozione di una procedura comune o di una procedura coordinata o di una combinazione delle due, al fine di evitare sovrapposizioni e ridondanza, beneficiando inoltre appieno delle sinergie e riducendo al minimo il tempo necessario per l’autorizzazione.

Secondo la nuova Direttiva devono essere considerate le nuove questioni ambientali quali ad esempio: popolazione e salute umana, efficienza e sostenibilità delle risorse, tutela della biodiversità, cambiamenti climatici, rischi di incidenti e calamità. Riguardo alla biodiversità occorre evitare qualsiasi deterioramento e qualsiasi perdita netta in termini di biodiversità adottando misure per mitigare e se possibile compensare gli impatti sull’ambiente, compreso quello marino, in particolare sulle specie e sugli habitat protetti.
Un altro fattore da tenere in considerazione è l’uso sostenibile del suolo. Occorre considerare, cioè, la sottrazione di territorio e di suolo, compresa la componente organica, l'erosione, la compattazione e l'impermeabilizzazione.
La nuova Direttiva prescrive di tenere conto di fattori quali la vulnerabilità (esposizione e resilienza) del progetto dovuta, ad esempio, agli effetti del cambiamento climatico, di gravi incidenti o di calamità, e le conseguenze ambientali di tali forme di vulnerabilità.
Le premesse della Direttiva indicano che per meglio preservare il patrimonio storico e culturale e il paesaggio, è importante tener conto, nelle valutazioni d'impatto ambientale, dell'impatto visivo dei progetti, ossia del cambiamento di aspetto o di visuale del paesaggio edificato o naturale e delle zone urbane.
Tra gli effetti rilevanti sull’ambiente vengono inserite, invece, le fasi di costruzione e demolizione.
Nell’ambito della comparazione delle possibili alternative di progetto, viene superato il concetto di descrizione sommaria delle principali alternative, introducendo il concetto di alternative ragionevoli. A tal proposito la Direttiva chiede oggi al committente di includere un raffronto degli effetti ambientali tra le principali ragioni alla base dell'opzione scelta.
Relativamente alla fase di screening, sono stati modificati ed ampliati i Criteri intesi a stabilire se i progetti elencati nell'allegato ii debbano essere sottoposti a una valutazione dell'impatto ambientale. Tra tali criteri è stato inserito quello relativo ai dei rischi per la salute umana (ad esempio, quelli dovuti alla contaminazione dell'acqua o all'inquinamento atmosferico) e quello che tiene conto dei rischi dovuti al cambiamento climatico.
La Direttiva chiede agli Stati membri di adottare le misure necessarie per garantire che le informazioni pertinenti siano accessibili elettronicamente al pubblico ed evidenzia la necessità di evitare conflitti di interesse tra Committente e autorità competente.
Al fine di garantire trasparenza e responsabilità, l’autorità competente deve documentare la propria decisione e considerare i risultati delle consultazioni effettuate e delle pertinenti informazioni raccolte. A tal proposito, le decisioni vanno sempre motivate dall’autorità competente, sia nel caso di concessione dell’autorizzazione, per la quale sono indicate le informazioni minime da fornire, sia nel caso contrario, definendo le ragioni principali del rifiuto.
A valle della concessione dell’autorizzazione, le autorità competenti devono garantire l’attuazione di misure di mitigazione e compensazione e definire procedure adeguate in materia di monitoraggio ambientale.
Sono, infine, indicati i tempi previsti dalla procedura di screening (90 giorni dalla presentazione di tutte le informazioni necessarie da parte del Committente) e i tempi previsti per la consultazione del pubblico interessato in merito al Rapporto di VIA (30 giorni). Viene indicata, inoltre, la necessità di informare adeguatamente le autorità che partecipano al processo decisionale affinché possano prepararsi e partecipare efficacemente al processo decisionale in materia ambientale.

EcoSafe, nell’ambito delle proprie competenze, è in grado di supportare i propri Clienti con un servizio di consulenza tecnica in materia di VIA.
Per approfondimenti Vi invitiamo a consultare la sezione dedicata ai temi ambientali.
Per ogni informazione: 011.9541201 – commerciale@ecosafe.it

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