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Nell’anno 2015 sono stati emanati due provvedimenti legislativi di estrema importanza in merito agli obblighi che ricadono sul Datore di Lavoro relativamente alla protezione del Lavoratore all’estero.

Tali provvedimenti però, potrebbero essere sfuggiti agli addetti ai lavori dell’HSE poiché sono stati presi in merito a questioni che, apparentemente, non ricadono nei loro settori di interesse. Nella realtà dei fatti invece, tali normative hanno un fortissimo impatto sugli obblighi che ricadono in capo al Datore di Lavoro.

Il primo è il decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7 coordinato con la legge di conversione 17 aprile 2015, n. 43 e relativo a: «Misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale”.

Tale testo sancisce: “Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, avvalendosi anche del contributo informativo degli organismi di informazione… rende pubblici, attraverso il proprio sito web istituzionale, le condizioni e gli eventuali rischi per l'incolumità dei cittadini italiani che intraprendono viaggi in Paesi stranieri… indica altresì, anche tramite il proprio sito web istituzionale, comportamenti rivolti ragionevolmente a ridurre i rischi, inclusa la raccomandazione di non effettuare viaggi in determinate aree. Resta fermo che le conseguenze dei viaggi all'estero ricadono nell'esclusiva responsabilità individuale di chi assume la decisione di intraprendere o di organizzare i viaggi stessi”.

Tale ultimo comma può venire letto, dagli addetti HSE, come un’identificazione della responsabilizzazione del Datore di Lavoro per l’invio dei propri dipendenti all’estero.

Responsabilizzazione che non può più, ormai, essere circoscritta all’invio dei lavoratori nei così detti paesi a rischio (leggasi Africa e Medio Oriente) come si riteneva un tempo, ma ha ora assunto una connotazione a livello globale.

Infatti la classificazione dei rischi di security effettuata dal Ministero può essere suddivisa su quattro livelli:
Nessun allarme specifico (1), Viaggiare con cautela (2), Da evitare se non indispensabile (3), Sconsigliato (4). Nei vari paesi europei il livello di rischio stimato varia da 2 a 2/3 venendo raccomandato di “viaggiare con cautela” oppure con “estrema cautela”.
Per esempio, in Francia viene rilevata dalla Farnesina la necessità di “viaggiare con cautela” e anche il fatto che il governo francese ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale (livello stimabile 2/3). Nel Regno Unito viene rilevata la necessità di viaggiare con la “massima cautela” e il fatto che il governo ha innalzato l’allerta antiterrorismo a un livello di 4 su 5 (livello stimabile 2/3). In Belgio viene raccomandata “particolare cautela” nonché rilevato il fatto che il governo ha innalzato a 3 su 4 l’allerta antiterrorismo (livello stimabile 2/3).
Tutto ciò conferma, molto chiaramente e ufficialmente, la sussistenza del rischio per il lavoratore, nonché la responsabilità di chi “organizza il viaggio”. Nel nostro caso l’imprenditore.

Successivamente è stato emanato il Decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 che è relativo a: “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità”.

Il Decreto, all’art. 18, tratta le condizioni di lavoro dei lavoratori italiani da impiegare o da trasferire all'estero e stabilisce che “il contratto di lavoro dei lavoratori italiani da impiegare o da trasferire all'estero prevede: Un'assicurazione per ogni viaggio di andata nel luogo di destinazione e di rientro dal luogo stesso, per i casi di morte o di invalidità permanente; Il tipo di sistemazione logistica; Idonee misure in materia di sicurezza”.

Non pare più prescindibile pertanto, anche alla luce dei recenti interventi della magistratura inquirente nei confronti del Datore di Lavoro e in relazione ad episodi occorsi a lavoratori all’estero a seguito dell’attività criminale di terzi, che il Datore di Lavoro proceda in modo sistematico a una valutazione e mitigazione dei rischi connessi al lavoro all’estero.

Tale orientamento risulta ora essere confermato anche dalla Commissione per gli Interpelli di cui all’art. 12 D.Lgs. n. 81 del 2008.

La stessa, nell’interpello n. 11 del 25 ottobre 2016, risponde al seguente quesito: “… se nell’obbligo giuridico in capo al datore di lavoro della valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza con la conseguente elaborazione del documento di valutazione dei rischi… sia ricompresa anche la valutazione della situazione ambientale e di sicurezza intesa anche come security, in particolare in paesi esteri ma non solo, legata a titolo esemplificativo ma non esaustivo ad eventi di natura geo politica, atti criminali di terzi, belligeranza e più in generale di tutti quei fattori potenzialmente pericolosi per l’integrità psicofisica dagli equipaggi nei luoghi (tipicamente aeroporti, alberghi, percorso da e per gli stessi e loro immediate vicinanze) dove il personale navigante si trovi ad operare/alloggiare quando comandati in servizio”.

A tale riguardo la Commissione ritiene che il Datore di Lavoro deve “valutare tutti i rischi, compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i cosiddetti «rischi generici aggravati», legati alla situazione geopolitica del Paese (es. guerre civili, attentati, ecc.) e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento non considerati astrattamente, ma che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta”.

Si può pertanto desumere, da quanto specificato dalla Commissione, non solo la sussistenza degli obblighi relativi alla protezione del lavoratore inviato all’estero, ma anche di quello inviato in trasferta in Italia (ove sussiste un livello di allerta anti terrorismo di 2 su 3).

Testo a cura di: Dott. Edoardo Mattiello, Giurista, Esperto di Travel Risk e International Safety presso EcoSafe Srl.

Questo tema sarà oggetto di un approfondimento tematico nei prossimi numeri di “Ambiente & Sicurezza”.

EcoSafe, attraverso le proprie competenze interne, è in grado di supportare le Aziende che necessitano di questo tipo di consulenza. Per ogni approfondimento Vi invitiamo a consultare la sezione dedicata del nostro sito.

Per informazioni: commerciale@ecosafe.it, oppure contattare 011.9541.201

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