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Il testo, redatto per la rivista "Ambiente&Sicurezza" e pubblicato sul numero di Febbraio 2017 sull'edizione cartacea, è a cura del Dott. Edoardo Mattiello, Giurista ed Esperto di Travel Risk e International Safety presso EcoSafe Srl (www.ecosafe.it).

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Nell’anno 2015 sono stati emanati due provvedimenti legislativi che contengono disposizioni di estrema importanza in merito agli obblighi che ricadono sul Datore di Lavoro relativamente alla protezione del Lavoratore all’estero.
Tali disposizioni, però, potrebbero essere sfuggite agli addetti ai lavori del settore dell’antinfortunistica, poiché sono state inserite all’interno di provvedimenti legislativi che non sono riferiti a tale settore.
Ciò nonostante esse hanno un fortissimo impatto sugli obblighi che ricadono in capo al Datore di Lavoro e devono essere conosciute e capite nella loro portata.

FOCUS 1
DISPOSIZIONI NORMATIVE E INTERVENTI INTERPRETATIVI IN MATERIA DI LAVORO ALL’ESTERO EMANATI NEL PERIODO 2015 / 2016
Legge, 17 aprile 2015, n. 43 recante: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale…” - Articolo 19 bis che tratta delle “Disposizioni in materia di sicurezza dei viaggiatori”.

Decreto Legislativo, 14 settembre 2015, n. 151 recante “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità…” - Articolo 18 che tratta dell’“Abrogazione autorizzazione al lavoro all’estero” e più in particolare delle “Condizioni di lavoro dei lavoratori italiani da impiegare o da trasferire all'estero”.
Interpello della Commissione degli Interpelli, 25 ottobre 2016, n. 11 recante: “art. 12, d.lgs. n. 81/2008 e successive modifiche ed integrazioni – risposta al quesito relativo alla valutazione dei rischi ambientali e sicurezza del posto di lavoro del personale navigante delle compagnie aeree”.

Il primo provvedimento da prendere in considerazione è l’articolo 19 bis della Legge, 17 aprile 2015, n. 43.
Lo stesso stabilisce che: “Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, avvalendosi anche del contributo informativo degli organismi di informazione… rende pubblici, attraverso il proprio sito web istituzionale, le condizioni e gli eventuali rischi per l'incolumità dei cittadini italiani che intraprendono viaggi in Paesi stranieri… indica altresì, anche tramite il proprio sito web istituzionale, comportamenti rivolti ragionevolmente a ridurre i rischi, inclusa la raccomandazione di non effettuare viaggi in determinate aree. Resta fermo che le conseguenze dei viaggi all'estero ricadono nell'esclusiva responsabilità individuale di chi assume la decisione di intraprendere o di organizzare i viaggi stessi”.
Tale ultimo comma va letto alla luce del principio di diritto richiamato dalla Corte di Cassazione con la sentenza, n. 8486 del 8 aprile 2013 e secondo cui “fa carico allo stesso imprenditore valutare se la attività della sua azienda presenti rischi extra-lavorativi "di fronte al cui prevedibile verificarsi insorga il suo obbligo di prevenzione". Ne consegue che, proprio alla stregua dei dati di esperienza, il suddetto obbligo "avrà un contenuto non teorizzabile a priori", ma ben individuabile nella realtà alla luce delle tecniche di sicurezza comunemente adottate (Cass. n. 5048/88)”.
Dalla lettura in combinato della legge e del principio di giurisprudenza traspare, con forte evidenza, la responsabilizzazione del Datore di Lavoro in merito alla prevenzione dei rischi, con particolare riferimento a quelli di security, connessi all’invio dei propri dipendenti all’estero.
Responsabilizzazione che non può più, ormai, essere circoscritta all’invio dei lavoratori nei così detti Paesi a rischio (leggasi Africa e Medio Oriente) come si riteneva un tempo, ma ha ora assunto una connotazione a livello globale.
Riporta infatti il sito internet Viaggiare Sicuri: “Negli ultimi anni lo scenario internazionale ha fatto registrare un progressivo mutamento. Nuovi fattori di rischio hanno fatto la loro comparsa su scala globale dando origine a minacce molteplici e difficilmente prevedibili. Oggi, più che in passato, appare dunque necessario verificare e comprendere preventivamente il contesto nel quale ogni cittadino verrà a trovarsi nel corso della sua permanenza all’estero, utilizzando le fonti d’informazione disponibili e, soprattutto, quelle messe a disposizione dalla Farnesina, frutto di un qualificato lavoro di analisi volto a favorire scelte di viaggio consapevoli e responsabili. Tra le fattispecie di rischio che possono coinvolgere i cittadini italiani fuori dai confini nazionali, la più pericolosa oggi è certamente quella della crescente aggressività di nuovi gruppi terroristici che compiono attentati o sequestri di persona anche in aree considerate sinora sicure. Le azioni delle formazioni terroristiche non colpiscono solo obiettivi istituzionali ma anche i c.d. “soft target” (come eventi sportivi, teatri, ristoranti, hotel, club, scuole, centri commerciali e installazioni turistiche, oltre che mezzi di trasporto aerei, marittimi e terrestri) in particolare quelli con elevata presenza di cittadini stranieri. Questi attacchi, seppur effettuati in maggior misura in Paesi e aree in situazioni belliche o notevole criticità come Siria, Libia, Iraq o Afghanistan, non hanno tuttavia risparmiato capitali europee e di altri Paesi. Anche a fronte dell’intenso lavoro di monitoraggio e analisi degli organi preposti è molto difficile prevedere tali eventi, come dimostrano recenti tragici episodi. E’ in ogni caso opportuno che prima di ogni spostamento all’estero i connazionali tengano conto delle indicazioni messe a loro disposizione, valutando attentamente la situazione del Paese che intendono visitare. Una volta assunta responsabilmente la decisione di intraprendere un viaggio, si raccomanda ai connazionali di mantenere comunque un atteggiamento vigile e un comportamento adeguato alle località visitate, soprattutto laddove la situazione è precaria. Si suggerisce di comunicare gli spostamenti attraverso il sito www.dovesiamonelmondo.it del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale”.
Analizzando le fonti informative messe a disposizione dalla Farnesina possiamo, per comodità, classificare i rischi paese su quattro livelli: Nessun allarme specifico (equiparabile a 1/4), Viaggiare con cautela (equiparabile a 2/4), Da evitare se non indispensabile (equiparabile a 3/4), Sconsigliato (equiparabile a 4/4).
Premessa tale modalità di classificazione e analizzando le schede dei paesi UE riportate sul sito, si può osservare che in Europa il livello di rischio varia da 2 a 2/3 venendo raccomandato dal Ministero di “viaggiare con cautela” oppure con “estrema cautela”.
Per esempio, in Francia viene rilevata dalla Farnesina la necessità di “viaggiare con cautela” e anche il fatto che il governo francese ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale (livello stimabile a 2/3 su 4). Nel Regno Unito viene rilevata la necessità di viaggiare con la “massima cautela” e il fatto che il governo ha innalzato l’allerta antiterrorismo a un livello di 4 su 5 (livello stimabile 2/3 su 4). In Belgio viene raccomandata “particolare cautela” nonché rilevato il fatto che il governo ha innalzato a 3 su 4 l’allerta antiterrorismo (livello stimabile 2/3 su 4).
Tutto ciò conferma, molto chiaramente, la sussistenza di un potenziale rischio per il lavoratore. Rischio che dovrà essere meglio valutato e specificato dal Datore di Lavoro.
Si segnala infatti, in merito all’interpretazione della portata dell’art. 19 bis, una prima pronuncia giurisprudenziale da parte del Tribunale di Milano, il quale, con l’ordinanza del 16 giugno 2015 della Sezione I, civile si pronuncia sulla questione della valenza delle informazioni tratte dal sito Viaggiare Sicuri e rileva che: “Appare pertanto evidente che le informazioni tratte dal sito “VIAGGIARE SICURI” possono essere utilizzate per orientare le scelte dei viaggiatori e non, invece, per trarre informazioni attendibili sulla sicurezza di un Paese”.
Tale pronuncia è peraltro conforme a quanto specificato sul sito stesso del Ministero ove si può leggere che esso “mette a disposizione del cittadino informazioni di carattere generale sui Paesi stranieri, ivi comprese quelle relative alle condizioni ed agli eventuali rischi per l’incolumità di coloro che intraprendono viaggi all’estero, avvalendosi di fonti ritenute attendibili, per consentire scelte consapevoli e responsabili. Tali condizioni possono, tuttavia, variare nel tempo, in relazione al mutamento di vari fattori – anche di carattere naturale - non sempre prevedibili, rendendo i dati pubblicati (che rimangono, comunque, solo orientativi) suscettibili di continui aggiornamenti e modifiche. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale non è, di conseguenza, responsabile per eventuali danni a persone o cose che possano derivare, direttamente o indirettamente, da informazioni pubblicate sul relativo sito. Le responsabilità derivanti dalla scelta di intraprendere un viaggio sono peraltro indicate nell’art. 19 bis comma 3 della Legge n. 43 del 17 aprile 2015, che ha convertito in legge il Decreto Legge 18 febbraio 2015 n. 7”.
Da tutto ciò, come rilevato più sopra, si evidenzia, pertanto, l’obbligo per il Datore di Lavoro di approfondire la valutazione dei rischi presenti nei vari Paesi tenendo in considerazione quanto riportato sul sito della Farnesina, ma non basandosi esclusivamente su di esso.
Ciò ai sensi di quanto sancito dall’art. 28 del Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, il quale impone la valutazione specifica di: “tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari”.
Tale dovere del Datore di Lavoro risulta ora esplicitato ed espressamente confermato da quanto stabilito nel Decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 che è relativo a: “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità”.
Il Decreto, all’art. 18, stabilisce che “il contratto di lavoro dei lavoratori italiani da impiegare o da trasferire all'estero prevede: Un'assicurazione per ogni viaggio di andata nel luogo di destinazione e di rientro dal luogo stesso, per i casi di morte o di invalidità permanente; Il tipo di sistemazione logistica; Idonee misure in materia di sicurezza”.
Non pare più prescindibile pertanto, anche alla luce dei recenti interventi della magistratura inquirente nei confronti del Datore di Lavoro e in relazione ad episodi occorsi a lavoratori all’estero a seguito dell’attività criminale di terzi, che il Datore di Lavoro proceda in modo sistematico a una valutazione e mitigazione dei rischi connessi al lavoro all’estero.
Tale orientamento risulta ora essere confermato anche dalla Commissione per gli Interpelli di cui all’art. 12 D.Lgs. n. 81 del 2008.
La stessa, nell’interpello n. 11 del 25 ottobre 2016 e relativo al personale navigante delle compagnie aeree, risponde al seguente quesito: “… se nell’obbligo giuridico in capo al datore di lavoro della valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza con la conseguente elaborazione del documento di valutazione dei rischi… sia ricompresa anche la valutazione della situazione ambientale e di sicurezza intesa anche come security, in particolare in paesi esteri ma non solo, legata a titolo esemplificativo ma non esaustivo ad eventi di natura geo politica, atti criminali di terzi, belligeranza e più in generale di tutti quei fattori potenzialmente pericolosi per l’integrità psicofisica dagli equipaggi nei luoghi (tipicamente aeroporti, alberghi, percorso da e per gli stessi e loro immediate vicinanze) dove il personale navigante si trovi ad operare/alloggiare quando comandati in servizio”.
A tale riguardo la Commissione ritiene che il Datore di Lavoro deve “valutare tutti i rischi, compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i cosiddetti «rischi generici aggravati», legati alla situazione geopolitica del Paese (es. guerre civili, attentati, ecc.) e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento non considerati astrattamente, ma che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta”.
Da tutto ciò appaiono chiaramente delineati gli obblighi del Datore di lavoro in merito alla protezione del lavoratore impiegato all’estero.

FOCUS 2
Come può adempiere adeguatamente il Datore di Lavoro a quanto prescritto in merito alla protezione del lavoratore all’estero?

Egli deve:
1. Sviluppare uno specifico allegato del DVR / DUVRI in cui vengono valutati i rischi connessi al lavoro all’estero. A tale documento andranno allegate le schede-paese relative alle località in cui viene inviato il lavoratore. Le stesse dovranno essere periodicamente aggiornate.
2. Formare e informare specificamente il personale viaggiante, anche mediante aggiornamenti in tempo reale, mentre costui è già in loco.
3. Adottare specifiche procedure di pianificazione del viaggio (per esempio per la scelta dei vettori di trasporto e degli alloggiamenti più idonei).
4. Sviluppare uno specifico piano di gestione dell’emergenza, evacuazione e sgombero del personale espatriato.


FOCUS 3
Quali tipologie di rischi vanno sempre valutate con riferimento alla ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta?

1. Instabilità politica (terrorismo, sommosse, guerre civili);
2. Criminalità;
3. Incidenti stradali, ferroviari e aerei;
4. Terremoto, incendio, alluvione (con particolare riferimento all’idoneità degli alloggiamenti in loco);
5. Mancata conoscenza del contesto sociale locale (per esempio normative relative all’abuso di sostanze alcoliche) ;
6. Specifici presso la sede di lavoro del cliente (per esempio rischio macchine);
7. Biologici (sanitari).

FOCUS 4
Stralci di schede paese tratte dal sito Viaggiare Sicuri

Francia:
ll Paese condivide con il resto dell'Europa la crescente esposizione al rischio terrorismo internazionale soprattutto dopo l'intervento diretto francese nel contrasto al terrorismo in diversi teatri di crisi, tra cui in Mali e, da ultimo, anche in Siria ed Iraq. Lo stato di emergenza decretato dal Governo francese a seguito degli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre 2015, già prorogato sino alla fine del mese di gennaio 2017, sarà ulteriormente prorogato almeno fino alle elezioni presidenziali previste per la primavera del 2017. Lo stato di emergenza prevede la possibilità per le forze di polizia di effettuare controlli straordinari alle frontiere. Le Autorità francesi hanno intensificato i controlli ed hanno adottato altre misure considerate opportune nei luoghi ritenuti “sensibili” a possibili atti terroristici, come aeroporti, stazioni, metropolitane, grandi centri commerciali e, in generale, luoghi ad elevata frequentazione, a Parigi e nei maggiori centri urbani. Si invitano pertanto i connazionali ad esercitare cautela negli spostamenti e ad attenersi alle indicazioni delle autorità locali. Le aree urbane di Parigi, Marsiglia, Montpellier, Nizza e Lione richiedono una particolare attenzione a causa della diffusa microcriminalità a danno di turisti, particolarmente nelle zone periferiche. Occasioni di pericolo possono altresì crearsi a causa delle tensioni sociali nelle periferie di tutti i grandi agglomerati urbani.

India:
Il Governo indiano mantiene un allarme a livello nazionale sulla possibilità di attacchi terroristici nel Paese. A seguito del recente deteriorarsi della situazione in Kashmir, la soglia di vigilanza è stata innalzata in alcune aree (Delhi, Rajastan, Punjab, Jammu & Kashmir, Maharastra e Gujarat) identificate come possibile obiettivo di attentati. I luoghi maggiormente a rischio rimangono quelli ad alta frequentazione, come i mercati, i mezzi di trasporto pubblico, stazioni di autobus e treni. Aree potenzialmente sensibili sono anche le località frequentate da stranieri, sia nelle grandi città, sia in destinazioni turistiche, con particolare riferimento a hotel di catene internazionali, centri commerciali, mercati, aeroporti e voli di linea. Si raccomanda ai connazionali presenti sul territorio indiano di elevare la vigilanza e di adottare particolari misure di cautela, evitando il più possibile luoghi di culto, manifestazioni e ogni altro tipo di assembramento. Lo Stato di Jammu e Kashmir (salvo il Ladakh) è stato negli anni teatro di frequenti disordini, anche violenti, e di attacchi terroristici. La situazione nella regione è andata deteriorandosi alla fine del mese di settembre 2016. La situazione in Kashmir rimane molto critica. Si sconsigliano quindi i viaggi nello stato, ad eccezione della regione del Ladakh.

Questo tema sarà oggetto di approfondimento del nostro workshop del 28 marzo, per approfondimenti:
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