Martedì, 09 Aprile 2019
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Formazione oltre la norma per promuovere comportamenti sicuri

di Stefania Scuteri

Il 95% dei nostri infortuni si origina da COMPORTAMENTI SCORRETTI dei lavoratori.

La Formazione alla Sicurezza per essere efficace nel prevenire infortuni e malattie professionali dev’essere in grado di modificare i comportamenti non sicuri e ridurre gli errori che spesso sono alla base degli incidenti che avvengono nei luoghi di lavoro.

Il Comportamento (o fattore umano) deve rappresentare il nostro punto di partenza, così come il modo che abbiamo per influenzarlo attraverso percorsi di formazione che intervengano sui processi decisionali dell’individuo, pertanto su processi cognitivi che consentano di attivare comportamenti sicuri e responsabili, conseguenza di un adeguato livello di consapevolezza che non può che partire dalla conoscenza, dalla ricerca di senso, dal voler approfondire il “perché” le cose si fanno in un certo modo e non in un altro.

Servono strumenti e metodologie formative efficaci nel coinvolgere i lavoratori e nel renderli per l’appunto consapevoli dei rischi e del modo migliore per affrontarli tutelando la propria e altrui incolumità.

Alcuni di questi prevedono l’utilizzo di simulazioni, role play, gaming, piattaforme e materiali interattivi.

In particolare, la simulazione in situazioni di emergenza consente di comprendere meglio quali siano i comportamenti da adottare in situazioni non previste, fuori dall’ordinario e dalla conoscenza standardizzata delle procedure e delle norme.

In sintesi, quando approcciamo un progetto formativo che desideriamo risulti efficace nel modificare comportamenti e atteggiamenti errati, non dobbiamo prescindere dal fatto che il processo di apprendimento dell’adulto avvenga principalmente attraverso “il fare” e attraverso attività concrete.

La FORMAZIONE dovrà essere ESPERIENZIALE, prevedere momenti di RIFLESSIONE, presupporre la TRASFERIBILITÀ’ DEI CONTENUTI FORMATIVI all’interno del proprio contesto lavorativo, e prevedere un FOLLOW UP (ad es. campagne di comunicazione e sensibilizzazione, successive pillole formative, sessioni di coaching per i leader della sicurezza…).

Si tratta di una metodologia concreta, immediata, che mira a sviluppare consapevolezza, capacità di riflessione; che consente a ciascuno di attraversare un percorso di conoscenza, di ricerca e di maturità che presupponga una crescita e un miglioramento continuo nell’ambito di una CULTURA DELLA SICUREZZA MATURA E SOSTENIBILE. Il percorso si articola in una serie di passaggi, dove il punto di partenza è IL RISPETTO DELLE LEGGI, quello di arrivo è ZERO INFORTUNI!

Osserviamo in quest’ottica, nella Figura 1, la CURVA DI BRADLEY di DuPONT: la situazione ideale verso la quale ogni manager deve puntare è quella in cui si esce dalla dipendenza (secondo cui “accetto un sistema, una regola perché me lo impone il gruppo di appartenenza; situazione per cui le regole rischiano di non essere comprese e dunque rispettate unicamente pensando al “vigile” di turno) per approdare all’interdipendenza.

In questa situazione, espressa sotto forma di consapevolezza di essere parte di un sistema, e come tale influenzato dal comportamento altrui, provoca meno incidenti di qualsiasi altra. Vi è poi un livello intermedio in cui le regole vengono introiettate puramente a livello individuale, quasi privato, e in cui non è richiesto alcuno sforzo per diffonderle o per condividerle.

L’urgenza della Formazione è dunque quella di trasferire e far acquisire un’effettiva cultura della sicurezza facendo leva su atteggiamenti e comportamenti dei lavoratori; alla base del cambiamento culturale dobbiamo immaginare la capacità di coinvolgere concretamente le persone con azioni legate al tema della sicurezza nel proprio ambiente lavorativo, facilitando la responsabilizzazione, la disponibilità e la modificazione della percezione del rischio.

Figura 1 - La Curva di Bradley con cui si rappresenta la consapevolezza, interiorizzazione e incidenti

2019 04 09 curva Bradley

 

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