Lunedì, 09 Dicembre 2019
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Comunicare la sicurezza, dalla teoria alla pratica: strategie per diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di vita e lavoro

di Cinzia Pregnolato

Estratto della tesi per il Corso di Laurea in Tecniche della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, novembre 2019.

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In Italia ogni giorno, tre persone perdono la vita sul posto di lavoro. Purtroppo questo numero è destinato a crescere: durante i primi mesi di quest’anno, secondo recenti pubblicazioni giornalistiche, si segnalano aumenti del 6% delle morti sul lavoro rispetto ai numeri degli anni precedenti.

Sono molteplici le cause che contribuiscono alla crescita di questi numeri, ad esempio:

  • Scarsa percezione del rischio da parte dei lavoratori;
  • Ritmi di lavoro rigidi;
  • Corsi di formazione inadeguati;
  • Scarso interesse da parte del datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti e della legge;
  • L’esclusiva percezione della sicurezza come un costo.

La formazione in tema di sicurezza sul lavoro è obbligatoria per legge e i requisiti sono contenuti nell’art. 37 del Decreto Legislativo 81/08 e nell’Accordo Stato regioni del 21 dicembre 2011.
La cosa interessante è che nell’articolo 37, dove si tratta la formazione dei Responsabili dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), si individuano aspetti legati alla sicurezza del lavoro che non sono caratteristiche esclusivamente tecniche.
La normativa prevede che nei corsi di formazione siano inserite competenze che riguardano le tecniche di comunicazione, che consistono in una serie di abilità, comprese nelle cosiddette Non Technical Skills, considerate una componente aggiuntiva della sicurezza.
Questo tema, ricoprendo un ruolo fondamentale nella formazione dei lavoratori, va trattato in modo approfondito, considerando gli elementi che rientrano nel processo comunicativo e le teorie che ne descrivono le caratteristiche.

Lo scopo della mia trattazione è consistito nell’analizzare la situazione attuale ed elaborare una discussione su ciò che sta accadendo attraverso prospettive differenti, analizzando le caratteristiche fondamentali per una corretta diffusione della cultura della sicurezza, partendo dalla teoria che occupa un ruolo primario in ogni attività̀, per poi passare alla ricerca pratica sul campo.

Sono stati trattati temi quali: la teoria dell’errore di James Reason, per poi collegarsi alle Non Technical Skills, componenti, come già detto, fondamentali per un sistema di gestione sicuro.

L’errore è caratterizzato da una sequenza di attività fisiche o mentali che non riescono a determinare un esito desiderato, quando esse non possono essere attribuite all’intervento del caso” (Reason J. Human Error. Cambridge: Cambridge University Press, 1990). La sua “teoria del formaggio svizzero” – il cui nome si rifà alla rappresentazione grafica che lo stesso professore fece per descrivere un evento avverso – ci dice che in tutte le attività che si susseguono per raggiungere un determinato risultato, ogni procedura può essere esposta ad un rischio di non essere completata adeguatamente. Se, ad ogni livello, è messa in atto una difesa, l’evento avverso non avviene. Se invece, le fette consentono un allineamento dei “buchi” si può verificare un evento avverso.

Ma quali sono le difese da mettere in campo e che tipo di strumenti si possono impiegare quando si parla di Sicurezza sul lavoro?

Le Non Technical Skills evidenziano quanto il tema della sicurezza abbia caratteristiche multidisciplinari, partendo dalla psicologia e sociologia del lavoro alla comunicazione.

Altri temi ritenuti fondamentali dalla letteratura per avviare dei mutamenti culturali sono le teorie dei cambiamenti, in particolare la teoria dell’apprendimento sociale, secondo cui l’individuo è motivato ad adottare comportamenti diversi solamente se possiede un’aspettativa che può essere di azione-risultato, cioè il cui comportamento è orientato all’obbiettivo o a una motivazione.

Questo tema, negli ultimi anni ha ottenuto molto interesse da parte degli esperti della sicurezza, soprattutto per i processi che portano al cambiamento dei comportamenti umani, poiché è dimostrato che molti infortuni sono la conseguenza di comportamenti scorretti.

Lo studio mette quindi a confronto le azioni che mirano al cambiamento di comportamento con quelle che mirano al cambiamento della cultura della sicurezza.
Il confronto di questi due approcci rivolti alla sicurezza suggerisce che questi, se adottati come strategie individuali, non ottengono risultati rilevanti nella gestione della sicurezza. Infatti lo studio evidenzia quanto questi due approcci risultino complementari e i rispettivi punti di forza possano (e debbano) essere uniti attraverso un approccio integrato.
Le indicazioni che emergono quando si parla di cambiamento di cultura o di comportamento, pongono le attenzioni su due importanti temi, il potere e l’empowerment.
Quest’ultimo, in particolare, è un processo attraverso il quale le persone lavorano insieme per acquisire maggiore controllo sugli eventi che determinano le loro vite. Questo è esattamente ciò che dovrebbe nascere in un’azienda, un’empowerment dove tutti collaborano per salvaguardare la propria salute e quella degli altri.

Ma cosa significa tutto questo quando portiamo il discorso dalla teoria alla pratica?

Numerosi studi hanno dimostrato quanto un approccio BBS (Behavior Based Safety) sia efficiente nella diffusione della cultura della sicurezza. Inoltre l’approccio è sperimentale e standardizzato e permette al metodo la possibilità di essere replicato e valutato.

Se invece al contrario poniamo l’attenzione sul movimento “Italia Loves Sicurezza”, costituito da persone che credono fortemente nel cambiamento e soprattutto vogliono essere uno dei mezzi per poterlo realizzare, vediamo come la scelta di questo movimento sia stata dettata dal loro interesse nei confronti della comunicazione attraverso linguaggi non convenzionali.
L’obiettivo è agire sul cuore e sulla mente delle persone, dando loro la motivazione e gli strumenti per diventare leader nella sicurezza, ogni giorno e in ogni ambito della propria vita.

Sebbene sia nato nel 2015 e si sia espanso in maniera veloce e capillare in tutta Italia, il movimento ILS è agli albori e il suo modello LHS (Leadership in Health and Safety), ha intrapreso anche un percorso per darsi una validazione scientifica. In uno studio condotto dalla Fondazione LHS con il Centro Studi e Ricerche di Psicologia della Comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, i ricercatori hanno indagato 3 aspetti fondamentali, la legittimazione del ruolo del Safety Leader, l’efficacia del programma LHS per la generazione della cultura della sicurezza e la durevolezza dei suoi risultati.

Il comune denominatore di tutte queste teorie, metodi, programmi e degli strumenti che si possono utilizzare e intersecare tra loro rimane la Salute e la Sicurezza delle persone sul lavoro, una questione mai banale, compito e obiettivo del professionista TPALL.


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